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Lei

Quando capitano, capitano: le storie scritte bene a volte arrivano al cinema, e se il regista è capace ne esce persino un bel film.

È il caso di Lei, film del 2013 diretto da Spike Jonze. Una storia d'amore, come la definisce il regista. Ma di un amore strano, tra un uomo ed un sistema operativo (per intendersi, una versione estremamente evoluta del software che fa funzionare la macchina su cui state leggendo queste mie parole).

Samantha, il sistema operativo, è come una scatola parzialmente vuota, e essenzialmente senza fondo: apprende, impara, si trasforma, senza mai saziarsi. Theodore, il suo proprietario, si innamora di lei, cercando in un avatar senza corpo quello che non riesce a trovare nelle donne in carne ed ossa. E Lei si innamora di lui, o almeno così crede, fino a quando non comincia a porsi la domanda che fa da sfondo a questo sito internet: "gli androidi possono sognare?"... Non sarà forse che le reazioni, le emozioni, sono in fondo solo algoritmi, righe di codice?

Una domanda che vale non solo per gli androidi, o per i sistemi operativi evoluti, ma anche per gli esseri umani: le nostre emozioni sono qualcosa di vero, o solo reazioni chimiche a stimoli elettrici nel nostro cervello?

Spike Jonez esplora l'ascesa, il climax e la discesa all'inferno della relazione tra i due, facendoci vedere quanto sia simile alle relazioni umane. E, come esse, fa sì che i partecipanti cambino e si evolvano, per quanto non necessariamente nella stessa direzione.

Spettacolare prova di Joaquin Phoenix, che per gran parte del film "parla da solo", quasi un interminabile monologo che, invece, è un dialogo estremamente raffinato. Belle le musiche, in parte create da Samantha nel suo tempo libero; ambientazione rarefatta, perché qui quel che importa sono i protagonisti, e non il mondo intorno.

Tutto ok, quindi, se solo non fosse per quei terribili pantaloni a vita alta...

 


Commenti

Il giorno 17/01/2015, Massielena ha scritto:
A me i pantaloni ad alta vita piacevano perchè davano proprio l'idea di un mondo leggermente diverso dal nostro, perchè di fantascienza stiamo discutendo ed a parte questo evoluto sistema operativo, ed i modi per mettersi in contatto con esso il mondo è lo stesso in cui viviamo e quindi un elemento di discontinuità, anche strano, ci stava.
Per me Lei è un film di genere, nel senso che ho visto più di qualche film in cui "l'essere" informatico viene in qualche modo assimilato all'essere umano o tenta di esserlo: da 2001 a l'Uomo Bicentenario, ma anche Transcendence e perchè no, Terminator e Matrix, in cui la macchina, o meglio, l'intelligenza artificiale, non è un essere asettico, ma evolve dapprima dipendendo dal creatore, per poi distinguersi e diventare se stessa essere o entità originale ed unica.
Ma anche l'essere umano evolve e questa evoluzione di entrambe le entità porta a mio avviso ad un finale che mi è piaciuto nel senso che ogni ente capisce che nonostante tutto il rapporto con i propri simili rappresenta la fine del percorso, mentre il rapporto con il diverso è uno dei modi per diventare se stessi.

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inserita il 15/01/2015
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