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DareDevil, 2a serie

Finita di vedere ieri notte, con le ultime due puntate della seconda serie, messa in onda da Netflix alcuni giorni fa (non vi dico come ho fatto, ché poi uno pensa male).

Bella. Come la prima.

Diversa, dalla prima. Perché la violenza c'è ancora, ma è di un tipo diverso, quasi soft in alcuni punti, come i passi felpati dei ninja, e molto esagerata in altri, come nei film di Quentin Tarantino.

Se Kingpin, nella prima serie, faceva paura perché non sapevi mai quando sarebbe esploso, qui invece i due nuovi personaggi (Frank Castle detto "il Punitore" dagli amici e "quello violento da evitare" dai nemici, ed Elektra Nachios, che colpisce più rapidamente di un shuriken al guacamole) portano il buon avvocato Matthew Murdock a dover scegliere a quale lato oscuro lasciarsi andare. Perché entrambi cercano di portare un po' di giustizia, ma in modi completamente diversi da quello scelto dal diavolo rosso.

Frank porta all'estremo la voglia di Matt di risolvere le cose che la legge non può risolvere, mentre Elektra... Elektra è l'unica, secondo lui, con la quale lui si sente libero.

Per molto tempo, non è dato capire chi sceglierà, e così a rimetterci sono le sane amicizie, come quella con Foggy, o i tentativi di ripartire da zero anche in campo sentimentale, come con Karen.

Il modo in cui Frank, dopo le prime "piccole" incomprensioni, gli appiccica quel nomignolo, Red, fa pensare che anche dalla sua parte ci sia un'empatia, fors'anche un abbozzo di amicizia: diversi, sì, ma trovatisi a lottare dalla stessa parte della barricata. Così, il Punitore riflette quello che Matt potrebbe diventare, se solo non fosse maledettamente, cattolicamente buono.

Elektra rappresenta invece tutto quello da cui Matt è affascinato: per lei, lui sarebbe pronto a lasciare tutto... salvo poi rendersi conto che non lascerebbe mai New York, come del resto non ha mai fatto.

Una New York dove Kingpin rimane a tramare, sullo sfondo. Sullo sfondo, sì, ma è sicuro che tornerà: si sta costruendo la strada, ce lo racconta lui stesso.

Belle scene di lotta, ben coreografate, giuste. E attori ancora molto bravi, fra tutti quello che interpreta Frank Castle. Pollice alto, insomma, per questa nuova serie di Netflix, che ha fatto da seguito perfetto a quella di House of Cards terminata di vedere un paio di settimane prima (e di cui prima o poi scriverò...). Ora però si aspetta Game of Thrones, il cui ritorno coinciderà con il mio.


Commenti

Il giorno 03/04/2016, Valentina ha scritto:
Concordo su molto.
Sono più epici i cattivi che la vita ha reso tali, in attesa di un incontro con la possibile redenzione. HoC resta una serie perfetta, aspetto GoT questa volta senza conoscere la trama...
Il giorno 03/04/2016, andrea ha scritto:
....va beh il coming out, ma anche la battuta finale (i'm DD) proprio non potevano risparmiarcela?
Il giorno 05/04/2016, Daniele ha scritto:
@Andrea: credo di no, mi pare che anche nel fumetto Matt riveli prima o poi a quella particolare persona la sua identità; e credo pure che senta di doverglielo.

@Valentina: di House of Cards devo ancora scrivere, ovviamente; diciamo che è molto migliorata quest'anno, rispetto alla debolezza della terza stagione... per Game of Thrones l'attesa sta terminando, finalmente - dovremo programmare anzi la solita serata 1-2 :)

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inserita il 02/04/2016
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