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Daredevil

Devo dire che, quando si tratta di serie tv sui supereroi, sono di bocca buona: continuo a seguire Arrow, nonostante i suoi limiti, e mi piacciono pure gli episodi di The Flash, anche se sempliciotti (problema che non sembra impedirne il godimento alla famiglia di mia sorella Chiara, dove ogni puntata è attesa in religioso silenzio ogni martedì, con contorno di nachos e toast). E anche Gotham, della quale gradisco il modo in cui vengono introdotti i singoli personaggi che faranno da contorno alle avventure di Bruce Wayne, quando sarà cresciuto.

Ma l'essere di bocca buona non significa che non sia capace di apprezzare qualcosa di meglio. E l'ultima serie proposta da Netflix, Daredevil, è sicuramente qualcosa di meglio.

Lo "scavezzacollo" di Hell's Kitchen, per la maggior parte dei 12 episodi presentato in un costume nero così diverso da quello rosso con i cornetti a cui si sono abituati i suoi lettori, non è mai stato così reale: si dimentica quasi immediatamente l'origine dei suoi supersensi, e ci si immerge nella sua vita, vivendola e vedendola in un modo che purtroppo a lui non riuscirà mai. Dimenticatevi Ben Afflek nel filmone dal titolo omonimo, perché qui si torna coi piedi per terra, e sono pugni e cazzotti quelli che volano, e fanno male.

Matt, giovane avvocato cieco, si trova a combattere una battaglia contro sé stesso: da un lato vuole applicare la legge, dall'altro si rende conto dei limiti della stessa. Fa il giustiziere, ma allo stesso tempo non infligge mai la pena capitale, e si vede che la cosa gli costa: fantastici sono, al proposito, i dialoghi con il suo padre spirituale, davanti ad una tazza di caffé macchiato ("latte", per gli americani).

Il mondo che gli fa da contorno è delineato perfettamente nei dettagli, quasi anche noi fossimo dotati di quei supersensi che gli permettono di fare cose straordinarie. Tutti i personaggi hanno un loro posto, e tutti sono quel che sono perché hanno vissuto quel che hanno vissuto: gli amici, persino gli amori, non sono piazzati lì per caso.

E, poi, c'è un maestoso avversario, dal peso specifico pari a quello segnato dalla bilancia. Fisk è perfetto, con le sue sfuriate e i suoi attacchi di cattiveria imparabili, accompagnati da momenti di debolezza incredibile. Fa paura, non vuoi trovartelo dinnanzi, perché non sai mai cosa potrà fare un momento dopo. Eppure Matt, Daredevil, lo affronta ancora ed ancora, perché vuole sconfiggerlo, e rendere sicura la sua città (o parte di città, visto che Hell's Kitchen apparentemente è solo un quartiere). L'uomo senza paura, lo chiamano; ed hanno ragione.

Solo alla fine il diavolo trova finalmente la sua ragione di esistere, e diventa rosso, così come di rosso è colorata la bella sigla, dalla musica semplice ma efficace, come Daredevil.

Ottima serie, insomma... speriamo la continuino in un futuro non lontano.


Commenti

Il giorno 17/05/2015, valentina ha scritto:
sottoscriviamo il nostro consenso! una volta tanto siamo in perfetto accordo. baci
V&A
Il giorno 17/05/2015, Daniele ha scritto:
Valentina, lo sai che mi piacciono sempre le tue recensioni così dettagliate... :)

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inserita il 09/05/2015
visualizzata 743 volte
commentata 2 volte
totale pagine: 503
totale visite: 611080

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