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Quel che definisce mio padre

È ancora il 4 marzo, qui a Buenos Aires, ora che scrivo. Un altro anno è passato dalla morte di mio padre Pier Paolo, e io sono qui a chiedermi che senso abbia continuare a ricordare questo giorno. Perché sì, noi umani abbiamo la tendenza a ricordare più gli anniversari di morte, che quelli di nascita, o di altri giorni speciali.

Potrò sbagliarmi, ma credo che quello che definisce una persona non è il giorno in cui tale persona muore, ma certo di più il giorno in cui è nata. Così come a definire un amore non è il giorno di San Valentino, e neppure quello in cui ci si lascia, o quello in cui si incontra per la prima volta la persona che diverrà il centro della nostra attenzione; ma quello in cui si scopre di amare davvero quest'altra persona.

Il giorno della morte di mio padre è ininfluente su quello che è stato lui, e sul modo in cui ha influito sulla mia vita. Il giorno della sua nascita ha avuto un impatto più importante, perché se non fosse nato in quella data forse non sarebbe stato lui, e se non fosse nato per niente di sicuro non sarei nato neppure io. Dovrei quindi celebrare il suo giorno di nascita, il suo compleanno, e con essi la sua vita, perché è così che lo ricordo; ed ho deciso che è quello che vorrei fare d'ora in poi: 15 giugno, dunque, e non più 4 marzo. Quello, come suggerisce mia sorella Chiara, lo lasciamo a Lucio Dalla.


Commenti

Il giorno 05/03/2015, valentina ha scritto:
Mi sembra un'idea perfetta.
un abbraccio V.
Il giorno 05/03/2015, Chiara ha scritto:
Forse sì, forse è davvero meglio così!
Il giorno 05/03/2015, Sandra ha scritto:
ciao! Sono un'amica di tua sorella, io ho perso mio padre l'anno scorso e il giorno in cui ci hanno detto che aveva da 3 a 6 mesi di vita, dopo una lunga malattia, ho chiamato diverse persone tra cui Chiara. Io questa cosa non me la dimentico. Credo tu abbia ragione, anzi ce l'hai di sicuro, ma non posso non pensare a tutti gli anniversari tristi, appunto il giorno di cui sopra, quello della morte, quello dell'ultimo giorno a casa ecc. ci penso di continuo, ma ricordo anche il suo compleanno, sì anche il suo in giugno. Allora ci risentiamoa giugno, l'anno scorso gli ho fatto una card, quest'anno vediamo. Un abbraccio Sandra
Il giorno 05/03/2015, Daniele ha scritto:
Grazie, Sandra.

Anch'io penso spesso a mio padre, ma ormai il ricordo delle ultime ore in ospedale sta prendendo il suo posto, dietro le quinte, perché come ho detto la storia di mio padre è fatta anche di quelle ore ma è molto di più.
Lo penso quindi quando mi trovo davanti a dei bei panorami, magari davanti ad un fiume o a un lago, o camminando in un bosco, posti che a lui piacevano o certamente sarebbero piaciuti.

La morte è un processo naturale, penso di stare accettandolo lentamente, e credo che sia la maniera migliore di onorarlo: ricordarlo per quello che era, per quello che ha fatto, e non perché un giorno di marzo, in un letto di ospedale, ha smesso di parlarci.

Ti auguro che il passaggio avvenga anche per te, prima o poi, con il suo tempo.
Il giorno 07/03/2015, Massielena ha scritto:
Ho perso mio padre 34 anni fa; ero piccolo, avevo 10 anni e la cosa fu così improvvisa che mi ci è voluto un sacco di tempo per capire i tanti perchè legati alla sua morte, ma anche alla sua vita, che nella mia giovane mente si erano fatti strada. All'inizio i giorni del compleanno e della morte si ricordano quasi sempre; per la mia famiglia, religiosa, l'anniversario della morte è l'occasione per trovarci a pregare assieme ed ancor oggi ci ritroviamo e la cosa non mi dispiace; ma capire i perchè credo sia stato l'elemento che mi ha fatto pensare e conoscere mio padre, anche dopo la sua morte, che ha sempre caratterizzato il mio pensiero verso di lui, e per trovare le risposte non esistevano giorni particolari, perciò concordo con Daniele che il giorno della morte è ininfluente, ma ritengo anche che celebrare il giorno della nascita serva più per onorare i vivi che per ricordare i morti. Ognuno ha i suoi metodi per celebrare chi ama o chi ha amato; c'è chi ha bisogno di giorni particolari e chi invece ha bisogno di momenti; i giorni sono fissi, i momenti vanno e vengono; nel caso di mio padre preferisco i momenti perchè ho accettato la sua morte, ma della sua vita sono erede ed ogni tanto scopro ancora adesso un pezzetto della sua eredità e di questo sono felice.

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inserita il 04/03/2015
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