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Compleanno al mare per mio padre

Oggi è il compleanno di mio padre. L'avremmo probabilmente festeggiato insieme, se non fosse che lui è venuto a mancare qualche anno fa; il che, ne converrete, rende le cose un po' difficili.

Ma, se la sostanza cambia, il senso non lo fa: l'ho scritto qualche mese addietro, nella pagina "Quel che definisce mio padre" del blog, che per me ricordare qualcuno nel giorno della sua morte ha poco o punto senso, e che invece dovremmo ricordarci di un momento più fondamentale, come quello della nascita. E allora eccoci qua, a ricordare Pier Paolo Binaghi nel giorno in cui è nato.

E, siccome mi trovo al mare per un tour (dura la vita dell'accompagnatore turistico, lo so!), ho pensato di festeggiarlo in un modo che credo gli sarebbe piaciuto: andando in spiaggia, e guardando il mare. Quello stesso mare (Mediterraneo) dove ci portava da piccoli, in quel periodo in cui la vista dei pini marittimi lungo l'autostrada A4 ti fa subito venire in mente sabbia, onde, conchiglie, insalata di riso e tanto, tanto caldo. Ora, ogni volta che vedo un pino marittimo, mi viene in mente quel momento, in cui si vedevano sfilare dal finestrino i primi due alberi, nunzi di una vacanza che ormai era vicinissima. Sapore di mare o sapore di scuole terminate, poco importava.

Un giorno, ricordo, mi regalò una maschera da immersione. Mica una di quelle patacche di plastica che vanno tanto di moda ora, però: aveva il vetro temperato, e la gomma morbida; l'aveva fatta la MARES, simbolo di qualità (tanto che poi, anni dopo, qualcuno in Malesia mi chiese se gliela vendevo, tanto era buona; ovviamente, io non lo feci). Fu allora che mi si aprì un nuovo mondo, sotto la superficie, fatto di creature che da fuori si intravedevano solo, se avevi fortuna. Un mondo che ancora mi affascina, anche se, a quel tempo, la vista di un granchio poteva facilmente impressionarmi; ora che ho guardato negli occhi degli squali, attraverso quella maschera, i granchi mi fanno ridere.

Ieri sera c'era Giove, in cielo, e la luce dei lampioni del porto si rifletteva sulla spuma delle onde; in spiaggia non c'era nessuno, ed il silenzio era rotto solo dalla voce di qualche bambino venuto a S. Marco di Castellabate con i nonni, per vedere il mare. Mentre speravo di sentire la voce delle sirene, quelle che tentarono di incantare Ulisse e che qui - secondo la leggenda - dimoravano, pensavo a mio padre, ed osservavo la notte, le luci, i flutti.

Lo rifarò stasera, perché non sempre servono candeline per festeggiare un compleanno: a volte, come in questo caso, basta la luce del mare.


Commenti

Il giorno 15/06/2015, Luigia Oberrauch Madella ha scritto:
Festeggio con tuo padre anche mio padre che aveva avuto la vita assai difficile. Si chiamava Karl Oberrauch. Dopo tutto il servizio militare a cui era stato costretto pena il carcere e la fucilazione, mi aveva raccontato di essere andato a salutare la Campana della Pace di Rovereto. Essa era stata fusa con il metallo dei cannoni. Per lui questo era l'unico modo in cui doveva essere utilizzato il metallo.
Il giorno 15/06/2015, Daniele ha scritto:
Onore quindi anche al signor Oberrauch, e a tutti quelli che come lui pensano che i metallo debba servire per le campane, e non per cannoni e baionette.

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inserita il 15/06/2015
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