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Facendo i conti in tasca al virus

È passato un mese da che siamo chiusi in casa (segregati, isolati, chiamatelo un po' come vi pare)... un mese, davvero? Boh, ho perso il conto ormai, quindi diciamo pure che è un mese. Un mese che non si esce se non per fare la spesa, cercando di organizzarsi per farla per più giorni consecutivi, o per andare al lavoro, per chi il lavoro ce l'ha ancora e non può farlo via internet. Un mese che i bambini non vanno a scuola, anche se la scuola, un po' come la montagna per Maometto, con il suo passo stanco da montagna, è finalmente venuta a loro (e un gran grazie a chi ha inventato internet, di nuovo, che se no la sera non sapreste cosa fare senza le vostre serie e di giorno non sapreste cosa fare senza le vostre teleconferenze / spritz via Zoom / partite a videogiochi / tutorial per fare le torte e così via dicendo).

Un mese che per alcuni sta diventando più duro del carcere a vita, che non sono abituati a starsene tra le quattro mura di casa, che quelle quattro mura gli vanno strette, che c'è troppa gente in casa eccetera eccetera (e allora tu che vivi in campagna ed hai un giardino in cui l'erba vera cresce e le margherite sbocciano ringrazi di non vivere in un appartamento di un condominio tutto circondato dall'asfalto e dal cemento, tipo via Gluck.

Ma basta un mese, per sconfiggere questo virus? Molti guardano ai numeri snocciolati ogni giorno dalla Protezione Civile come ai valori del borsino di Piazza Affari, e son pronti ad uscire di casa se la curva, per un po', rallenta. Fanno bene? Fanno male? Vediamo...

Forse qualcuno se lo ricorda, ma all'inizio dell'epidemia (scusate, pandemia; non vorrei mai si offendesse) è stato detto ben chiaro e tondo: questo è un virus nuovo, e nessuno ha gli anticorpi. Tradotto in soldoni: dobbiamo passarci tutti, o quasi. Quel "quasi" è dato, tra l'altro, dalla cosiddetta "immunità di gregge", ovvero la quantità di elementi (pecore, capre per Sgarbi o esseri umani) che, in una data situazione spaziale, devono prendersi il virus e immunizzarsi per impedire (o ridurre) la diffusione del virus ad altri. Un po' come tirare il pallone verso la porta durante una punizione fuori-area: se c'è un numero sufficiente di avversari nella barriera, o sei Maradona (Baggio, Platini o chi vi pare) o quella palla molto facilmente nella porta non ci entrerà; e davvero non serve che in barriera ci stia tutta la squadra, ne bastano 4 o 5. Ecco, l'immunità di gregge si raggiunge, di solito, con una percentuale di contagiati tra il 70 e il 90.

Ora, la popolazione italiana è di 60.461.826 persone (uso worldometers.info per tutti i dati, ho verificato e mi pare allineato con l'ISTAT). Questo significa che il 70% equivale a 42.323.278 persone (54.415.643, nel caso del 90%).

I dati ufficiali parlano, sempre ad oggi, di 135.586 italiani infetti. Ma, questi, sono gli infetti "registrati"; contando gli infetti "non registrati" (per varie ragioni: asintomatici, o per i quali non è stato fatto un tampone) si dovrebbe raggiungere un numero almeno 10 volte superiore (secondo Borrelli, capo della Protezione Civile, non proprio l'ultimo arrivato), se non ancora maggiore (almeno 3 studi parlano di 5-6 milioni di infetti).

Vedete dove voglio arrivare? Anche nella più rosea delle combinazioni (immunità di gregge al 70%, e 5-6 milioni di infetti), siamo ad 1/8 circa del numero di persone che devono infettarsi prima che il virus cessi di essere così pericoloso. I britannici, che questa cosa dell'immunità di gregge l'han tirata fuori per prima, in uno studio del 16 marzo stimavano circa 250.000 morti tra la loro popolazione (comparabile, come dimensioni ed età, a quella italiana), un prezzo davvero alto da pagare (specialmente se tu o uno dei tuoi cari fate parte di quel prezzo).

A questo, aggiungiamo che non viviamo su un isola dalla quale, volendo, possiamo tener fuori chiunque; anzi, nel mondo moderno, direi che anche le isole non sono più isole: l'Islanda ha 1.586 infetti, il Madagascar 88, le Maldive 19 (sempre di casi ufficiali si parla, qui). Questo significa che, pur se raggiungessimo l'immunità di gregge per l'Italia, nessun italiano sarebbe sicuro finché tale immunità non fosse raggiunta anche a livello mondiale. E ve lo dice uno che, di lavoro, viaggia.

E, a livello mondiale, siamo messi ancora peggio: con una popolazione mondiale di 7.776.340.000, il 70% equivale a 5.443.438.000; al momento, con 1.434.508 di infetti (e, quindi, moltiplicando per 10 e poi per 5 come sopra, siamo a circa 70 milioni), siamo al 7% di quanto necessario. Cioè, abbiamo bisogno di 12 volte tante infezioni prima di cominciare a sentirci più tranquilli.

La stessa Cina, che è riuscita a contenere il focolaio della provincia di Wuhan, pur avendo probabilmente un numero di morti almeno 10 volte maggiore di quanto dichiarato, si sente forte ma... la popolazione di Wuhan è 12 milioni di persone, quella cinese è di 1.439.323.776 (immunità di gregge: circa 1 miliardo, al 70%), quindi sono all'1,2% del numero necessario. Tradotto dal cinese: se un nuovo focolaio comincia in qualsiasi altra parte della Cina, ricominciano daccapo (e questo posto che le persone di Wuhan si siano tutte immunizzate, il che al momento non è stato ancora detto da nessuno - strano che non siano ancora stati fatti abbondanti su quella popolazione, o che non siano ancora stati resi pubblici, no?!).

Tirando le somme: è ancora lunga. Per il vaccino ci vorrà molto tempo, si parla di mesi. Quindi, a meno che non salti fuori il farmaco miracoloso, già testato ed efficace per altre patologie e che si riveli utile anche per il CoViD-19, meglio mantenere le distanze e continuare ad utilizzare il buon senso e a seguire le indicazioni di chi ne sa più di noi.

Ha da passà 'a nuttata!


Commenti

Il giorno 20/04/2020, Carolina Rodriguez ha scritto:
Hola Dan estoy probando si llegan mis mensajes....
Desde Buenos Aires cuarenteniando...besos

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inserita il 08/04/2020
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