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Canyoning al Lago di Garda, chi l'avrebbe detto?

Qualche settimana, per puro caso, ed applicando la regola del baratto, che in tempi di crisi economica non è assolutamente da scartare (la regola del baratto è molto semplice: io faccio qualcosa per te, e tu fai/dai qualcosa a me, senza passaggio di denaro, sulla fiducia; per esempio, io ti taglio il prato, e tu mi offri un po' di verdure del tuo orto), mi sono trovato a fare canyoning con alcuni amici nei pressi del lago di Garda.

Che già questa cosa del lago di Garda arrivava un po'''' a sospresa: è vero che eoni fa un''''amica mi aveva detto di aver fatto cose del genere sulla sponda lombarda del lago, ma io che del lago sono originario non avevo mai approfondito la soffiata, e non sapevo nulla di quello che avveniva sui monti che circondano il vecchio Benàco (l''''accento è sulla A!); e non mi aspettavo assolutamente che vicino alle spiagge dove zilioni di tedeschi prendono la tintarella si potessero fare cose come rafting, arrampicata e, appunto, canyoning... dove cavolo li trovi i canaloni pieni d''''acqua per farlo?

Li trovi, li trovi... Anzi, a quanto pare, c''''è più di un''''agenzia che offre queste attività.

Io ne ho contattata una, la Skyclimber, ed in cambio della correzione e traduzione delle pagine del loro sito in lingua italiana (sono tedeschi, e avevano usato Google Translator, perciò vi lascio immaginare il precedente risultato), ho ricevuto dei buoni per delle escursioni, che ho subito messo a buon uso insieme a Tiziana, Valentina ed Andrea... i 4 cavalieri dell''''Apocalisse, se non fosse che poi con noi c''''era pure una famiglia allargata di tedeschi, più i due istruttori, per un totale di 12 come gli apostoli (e chissà chi era Giuda!).

Dalle parti di Aer, un luogo che o ha origini celtiche oppure quando gli han dato il nome avevano finito le lettere nel sacchettino, ci siamo trovati in un parcheggio, dove abbiamo fatto la cerimonia della vestizione: tute da sommozzatori - le chiamano wetsuit perché non sono a tenuta stagna, anzi l''''idea è che lascino passare l''''acqua sotto formando uno strato contropelle che conserva una temperatura decente (e, se non bastasse, ci puoi sempre fare dentro la pipì, per aumentarla) -, calzettoni nello stesso materiale, caschetto con imbrago e moschettoni e dei deliziosi mutandoni in gomma molto spessa, davvero molto fashion. Indossiamo il tutto, e mentre ci incamminiamo lungo il sentiero che ci porta al canalone gli sgnekkete sgnek del camminare con tutta quella gomma addosso mi fanno un po'''' pensare di entrare in un film di fantascienza, pronti ad imbarcarci su qualche vascello spaziale.

Niente vascello, però: arrivati al canalone, e dopo una veloce spiegazione di cosa ci aspetta e di quali sono le regole da rispettare, chiudiamo le cerniere delle tute e prendiamo contatto con l''''acqua nel nostro battesimo, mentre la nostra guida Alex ci immerge nelle fresche acque del torrente che ci accompagnerà lungo il percorso. Poi, ci si mette in marcia.

Dopo poche decine di metri, è già salto: 4 metri e rotti di abisso, con in fondo una pozza d''''acqua che al confronto il classico bicchierino del circo sempra il mar Mediterraneo, e noi dovremmo buttarci a braccia conserte e fiducia a 100, facendo il possibile per evitare lo spuntone di roccia che sta tra noi e l''''acqua... Il gruppo si spacca, 5 (4 tedeschi e Andrea) lo fanno a cuor quasi leggero, io e le ragazze e altri due crucchi decidiamo prudentemente di aggirare l''''ostacolo, scendendo di circa 1 metro e tuffandoci da un punto in cui ci pare la cosa sia meno insicura (in realtà, si trattava solo di un blocco psicologico; certo che cominciare subito col salto più alto non aiuta...).

Tutti vivi, e proseguiamo. Il torrente è basso, bagna a malapena le scarpe e le caviglie, tranne nelle pozze dopo i salti che sono più o meno fonde (mai abbastanza, secondo me, ma sarà pure che sono particolarmente alto). Passato il primo scoglio, cominciamo a scaldarci e ringalluzzirci, e proseguendo con gli sgnekkete sgnek affrontiamo altri tuffi e alcune discese in corda doppia, con Alex o la sua assistente a calarci lungo pareti smussate dall''''acqua e lunghe anche una decina di metri. La luce che tra gli alberi filtra nel canalone rende il tutto fresco ma non freddo, ombreggiato ma non oscuro, e ogni discesa è una nuova sfida accolta con piacere, cercando come bambini di sbattere il più possibile perché se no non ci si sta divertendo (!). Le tute attutiscono abbastanza, e i mutandoni certo ci salvano il culo (nel vero senso della parola) almeno un paio di volte. Ma ci divertiamo. Un sacco. Tantissimo...

Per fortuna, sono solo due ore: alla fine ho scoperto di avere muscoli che non conoscevo, e sento la stanchezza. Quando mi dicono che c''''è pure un percorso da sei ore, mi chiedo di che cosa devi farti prima di affrontarlo. Però, poi, ripenso alle risate che ci siamo fatti, e alle facce illuminate al termine di ogni discesa, e devo dire che mi è piaciuto e che vale la pena di rifarlo (certamente) e di scriverne (ecco qui).

Al termine dell''''avventura, risaliamo verso le macchine, e questa è forse la parte più difficile; ad attenderci ci sono te e biscottini, e ci reilluminiamo, e salutiamo e abbracciamo gli altri felici di avercela fatta e di non aver lasciato nessuno nel canalone. Ci sarà tempo per goderci le foto, ora assaporiamo ancora per un attimo il momento...


Commenti

Il giorno 05/09/2013, Valentina ha scritto:
Divertiti da pazzi!
Passare dalle carte del '600 al canyoning, per una che non si tuffa nemmeno dal trampolino della piscina, mi ha fatto sentire sentita "wonderwoman".
Poi per 2 giorni, causa uso di muscoli a me ignoti, sembravo robocop, ma va bene così!
Grazie della bella esperienza

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inserita il 05/09/2013
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