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Sono un ispettore di polizia. Lei non è nessuno

Lascio a tutta l’Italia il commentare quanto avvenuto a Cittadella l’altro giorno: ci sono già troppe persone che ne parlano, spesso anche troppo.

Quella che invece mi interessa qui è la frase, a quanto pare rivolta da una poliziotta alla zia del bambino portato via a forza: "Sono un ispettore di polizia. Lei non è nessuno".

Nessuno. Ovvero, la zia del bambino è nessuno. Viene da chiedersi (sarebbe da chiedere alla polizia, ma tanto le risposte poi non vengono... ne avevo già parlato in un’altra mia pagina, sulle proteste contro la base militare americana presso l’aeroporto Dal Molin di Vicenza) chi insegni a certi (perché non sarebbe giusto fare di ogni erba un fascista... ops, fascio) membri delle forze dell’ordine a rapportarsi con la popolazione "civile" (dove civile ha più significati, qui). Perché questo è solo l’ennesimo atto di violenza verbale che, specialmente in una situazione come quella che si era venuta a creare a Cittadella, non aiuta la risoluzione del problema e la pacificazione degli animi dei presenti... E mi limito alla violenza verbale, perché i casi Aldovrandi, Diaz ecc. la dicono lunga su altri tipi di violenza, inaccettabile sempre ma ancor più quando viene da chi dalla violenza dovrebbe (vivaddio, sono pagati per farlo) difenderci.

La questura di Padova, in una conferenza stampa, avrebbe chiarito che "l’ispettrice si riferiva al fatto che secondo quanto previsto dalla legge il provvedimento sul minore può essere comunicato solo al padre e alla madre". Basta questo?

Sono già venuto in passato a contatto con pubblici ufficiali che si sono nascosti dietro l’uniforme, dietro un distintivo... magari per chiederti i documenti, magari per un controllo, tutte attività pienamente lecite... poi, però, si lasciano andare a dei commenti di troppo, a volte a degli insulti, e quando tu gli chiedi che si identifichino loro ti dicono che non sono tenuti a farlo, che indossano la divisa (per dividerli da noi poveri mortali, suppongo) e che se vuoi lamentarti ti devi rivolgere al loro comando, al loro capo. "Lei non sa chi sono io, dietro questo sberluccicante distintivo..."

Sì che lo so, invece: sei solo "chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo".


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inserita il 12/10/2012
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