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Esame accompagnatore turistico: Arresto cardiaco, arresto respiratorio ecc.

Continuo (questa pagina segue direttamente Rischi per il soccorritore e per l'infortunato) a pubblicare gli appunti che ho preso durante lo studio del programma per l’esame di accompagnatore turistico, Verona 2014, pensando possano essere utili anche ad altri per un veloce ripasso. Le fonti sono varie, includendo il manuale di preparazione all’esame di Giuseppe Castoldi, blog specifici in rete, siti di associazioni e enti, testi normativi, wikipedia, ecc.

 

5 - ELEMENTI FONDAMENTALI DI MEDICINA DI PRIMO SOCCORSO

5.C Arresto cardiaco, arresto respiratorio, shock, perdita di conoscenza, folgorazione, corpi estranei, ferite, emorragie, traumi, distorsioni, lussazioni, fratture, intossicazioni alimentari, intossicazione da farmaci, abrasioni, ustioni, eritemi solari e da piante urticanti, avvelenamento da sostanze chimiche e piante velenose, allergie, shock anafilattico, morsi, graffi e punture di animali: riconoscimento e primi interventi praticabili nei casi sopra indicati in attesa dei soccorsi

La tecnica GAS (Guarda, Ascolta, Senti) consiste nel porsi al lato dell'infortunato, mantenendone il capo iperesteso, e avvicinare l'orecchio all'imbocco delle vie aeree, osservando per 10 secondi se e come il torace si espande, ascoltando se ci sono rumori respiratori e sentendo sulla propria guancia se c'è flusso d'aria.
La tecnica RCP (Rianimazione Cardio-Polmonare) consiste nell'insufflare 2 volte e poi comprimere ritmicamente lo sterno dell'infortunato per 30 volte, ripetendo il ciclo per 5 volte; poi si effettua un controllo dell'attività respiratoria e della coscienza, in caso negativo si riprende per altri 5 cicli.

  • Arresto cardiaco: i sintomi sono perdita di coscienza, arresto circolatorio, pallore della cute, pupille dilatate e areflessiche, assenza di pulsazioni carotidee; va trattato con rianimazione RCP dopo aver aperto le vie aeree, valutato l'attività respiratoria e circolatoria (GAS);
  • arresto respiratorio: assenza di movimenti respiratori, mancanza di fuoriuscita di aria dalle vie aeree, cianosi marcata; può essere causato da alterazione dell'aria respirata (ambiente chiuso, alta quota, presenza di gas velenosi), ostruzione delle vie aeree (lingua afflosciata, traumi, corpi estranei, liquidi), impedimenti polmonari (annegamento, edema polmonare, polmoniti ad ingestis), traumi toracici (pneumotorace), alterazione muscoli respiratori (tetano, poliomelite, farmaci, veleni, folgorazione), alterazione dei centri nervosi che comandano i movimenti respiratori (ictus, arresto cardiaco, trauma cranico, farmaci, veleni, droghe);
  • shock: caduta della pressione arteriosa dovuta ad un alterato rapporto fra la capacità dell'apparato circolatorio e la massa del sangue circolante (cause: perdite di liquidi organici, dilatazione improvvisa del letto circolatorio, danni dell'apparato cardio-respiratorio); i sintomi sono pallore e sudore della cute, labbra ed unghie cianotiche, respirazione rapida e superficiale, polso piccolo e frequente, a volte stato di torpore o agitazione; va trattato con soluzione della causa primitiva dello shock (emorragia, frattura, ecc.), impedendo la dispersione di calore del paziente, che viene posto in posizione antishock (vestiti costrittivi slacciati, disteso, gambe più in alto della testa; se incosciente, su tavolo inclinato in posizione laterale di sicurezza) e non nutrito con bevande alcoliche o eccitanti;
  • perdita di conoscenza: è la perdita della nozione della propria esistenza e degli oggetti esterni; l'infortunato non parla, non sente, non risponde, anche se a volte reagisce a stimoli dolorosi (per esempio pizzicotti); va trattata controllando le funzioni vitali e ponendo l'infortunato in posizione antishock (non se si sospetta che la persona sia ipertesa con pressione arteriosa alta, nel qual caso potrebbe trattarsi di congestione cerebrale);
  • folgorazione: avviene per il passaggio di corrente elettrica attraverso il corpo; le conseguenze possono essere ustioni (di I, II e III grado), fratture, contrattura dei muscoli respiratori, perdita di conoscenza, arresto cardiaco o respiratorio; solo una volta tolta la corrente e ben isolato, il soccorritore può staccare l'infortunato, eseguendo RCP se necessario o ponendolo in posizione laterale di sicurezza se cosciente;
  • corpi estranei: nel caso di ostruzione delle vie aeree causata da corpo estraneo, l'infortunato potrebbe tentare di inspirare senza riuscirci, cercare di tossire o non riuscire a parlare; sintomi sono anche cianosi, perdita di coscienza, arresto respiratorio e circolatorio; se il paziente è cosciente, va trattato con la manovra di Heimlich, posizionandosi al suo fianco, sostenendo il torace con una mano facendolo sporgere in avanti, colpendo 5 volte con l'altra mano il dorso tra le scapole e verso l'esterno, poi abbracciando il paziente da dietro unendo le mani a pugno all'altezza del diaframma ed esercitando per 6-10 volte una pressione brusca verso l'interno e verso l'alto (la manovra va ripetuta fino a disostruzione o a perdita di coscienza); se il paziente è incosciente, l'infortunato va steso, il capo va esteso, il mento sollevato, verifica di corpi estranei visibili nel cavo orale, se no si inizia la RCP con 5 insufflazioni e 30 compressioni;
  • ferite: lesione dello strato superficiale della pelle, che può accompagnarsi a lesioni dei tessuti più profondi (muscoli, vasi, nervi, tendini, ecc.); può essere da punta, da taglio, da punta e taglio, da strappamento, lacero-contusa, da arma da fuoco; può essere inoltre identificata come superficiale (il danno interessa la sola cute), profonda (il danno coinvolge organi e strutture sottostanti la cute), penetrante (breccia aperta verso una cavità interna come l'addome, il torace o la scatola cranica), complicata (associata ad altra lesione, come frattura o emorragia o lesione nervosa); il pericolo più grave in caso di ferita è l'infezione, per cui bisogna non peggiorarne l'inquinamento; va trattata lavando accuratamente e a lungo con acqua e sapone la zona circostante senza far scorrere liquido nella ferita, rimuovere eventuali materiali estranei (polvere, schegge, terra, sassetti) ma non in caso si tratti di oggetto di dimensioni maggiori (che potrebbe fare da tappo ad una emorragia), fasciare in modo appropriato la ferita usando della garza sterile senza comprimere, mantenere la parte lesa in alto;
  • emorragie: fuoriuscita del sangue dai suoi vasi; a seconda se il sangue si riversa all'interno o all'esterno del corpo si ha un'emorragia interna o esterna; i sintomi dipendono dal tipo di emorragia: nelle emorragie capillari il sangue fuoriesce a gocce intorno alla lesione, con ematoma (sangue raccolto sotto l'epidermide) mentre sulla cute compare l'ecchimosi; nelle emorragie venose il sangue che fuoriesce è di colore scuro e fluisce lentamente e in modo continuo e uniforme lungo i bordi della ferita; nelle emorragie arteriose, invece, il sangue è di colore rosso vivo e fuoriesce a fiotti a intervalli in sincronia con il battito cardiaco; nelle emorragie interne, infine, si ha pallore, estremità fredde e violacee, stato di agitazione, polso rapido e poco percettibile, respirazione rapida e superficiale, offuscamenti alla vista, sete violenta, ronzio alle orecchie; vengono trattate in modo differente: nelle emorragie capillari, per curare l'ematoma è sufficiente porre una borsa del ghiaccio sulla parte per provocare una vasocostrizione, in caso di lacerazione della cute è utile sciacquare con acqua fredda e raffreddare con ghiaccio, e se la zona contusa è un arto è consigliabile sollevarlo più in alto del corpo per far diminuire l'emorragia, tamponare con una benda sterile e infine fasciare dopo aver disinfettato la ferita con acqua ossigenata; nelle emorragie venose l'uscita di sangue si può arginare, dopo una buona disinfezione, ponendo sulla ferita una garza sterile e o un fazzoletto pulito e tamponando, applicando una fasciatura di sostegno al tampone (non troppo stretta), anzando l'arto interessato al di sopra del corpo per far diminuire l'afflusso di sangue; nelle emorragie arteriose va ricercata e compressa l'arteria principale tra la ferita ed il cuore, posta una fasciatura compressiva sulla ferita, utilizzato nel caso il laccio emostatico (di materiale morbido, annotando l'ora di inizio sulla fronte dell'infortunato, non lasciandolo mai in loco per più di 3/4 d'ora); in caso di emorragie da naso o orecchio, il liquido va lasciato scorrere, evitando l'accumulo con una corretta posizione (tranne nel caso di epistassi, in cui si comprimerà contro il setto nasale con il pollice la narice che sanguina per alcuni minuti);
  • traumi: possono essere contusioni, distorsioni, lussazioni e fratture;
  • contusione: si verifica a seguito di un urto contro una superficie dura; lo strato posto tra la parte superiore della cute e la superficie ossea sottostante viene schiacciato, dando luogo alla formazione di ecchimosi o di ematoma a seconda dell'entità del sangue fuoriuscito dai vasi; i sintomi sono dolore, gonfiore e limitazione dei movimenti; va trattata con applicazione locale di ghiaccio (acqua calda una volta che c'è stato il versamento di sangue), bendaggio al fine di immobilizzare la parte, mantenendo l'arto in posizione sollevata;
  • distorsioni: si verifica quando un osso esce dalla sua sede articolare, rientrandovi immediatamente dopo, a volte lacerando i legamenti; i sintomi sono forte dolore localizzato, gonfiore, movimenti ridotti; va trattata con una immobilizzazione che non fasci e impacchi freddi;
    * lussazioni: si verifica quando, per un trauma o un falso movimento, un capo articolare esce dalla sua articolazione senza tornare al suo posto; i sintomi sono dolore acutissimo localizzato, impotenza funzionale e blocco dell'articolazione, gonfiore, visibile deformità dell'articolazione; va trattata evitando di rimettere a posto l'articolazione, e immobilizzando l'arto con adatte fasciature prima di qualsiasi movimento o trasporto;
  • fratture: improvvisa interruzione della continuità di un osso, solitamente a causa di un colpo diretto o indiretto (frattura della clavicola per caduta sulla mano), torsione brusca e violenta, schiacciamento o malattia delle ossa; è chiusa se non c'è lacerazione del tessuto muscolare o cutaneo, esposta se un moncone lacera il tessuto cutaneo e fuoriesce (mettendo a rischio di infezione), complicata se l'osso è rotto e vi è contemporanea lesione interna di nervi, vasi o organi; i sintomi sono impossibilità di muovere l'arto, dolore violento e localizzato, deformazione, rumore di scroscio (da non provocare); va trattata con immobilizzazione sul posto, a monte e a valle del segmento fratturato, in modo rigido ma con materiale morbido a contatto con la pelle, senza cercare di far rientrare ossa eventualmente esposte, ma proteggendole con una medicazione sterile, prevedendo una possibile emorragia; in caso di frattura delle costole, molto dolorosa specie in casi di respirazione profonda o tosse, è meglio non immobilizzare, sistemando il paziente nella posizione nella quale soffre di meno;
  • intossicazioni alimentari: causate dall'ingestione di cibo contaminato, spesso da batteri, come la salmonella, o da virus, come il norovirus; i sintomi sono crampi addominali, diarrea, febbre e brividi, mal di testa, nausea e vomito, debolezza; spesso può essere risolta bevendo molti liquidi, mangiando cibo leggero (non solido in caso di diarrea) e riposando; evitare i prodotti lattiero-caseari in caso di diarrea; si possono assumere dei farmaci anti-emetici (come il Plasil) o anti-diarroici per limitare la perdita di liquidi;
  • intossicazione da farmaci: i sintomi da sovradosaggio da farmaci possono essere vari, ma quasi sempre sono a danno dell'apparato intestinale e del sistema nervoso: rallentamento dell'attenzione e dello stato di coscienza, insorgenza di uno stato di torpore e sonnolenza, riduzione progressiva dell'attività respiratoria; va trattata con ricovero, e preventivamente non somministrando bevande o cibi se la vittima non è cosciente, conservando i residui del farmaco o i relativi contenitori o foglietti illustrativi per presentarli ai medici;
  • abrasioni: lesioni superficiale della pelle o della mucosa causate da un trauma che colpisce di striscio la superficie del corpo, senza fuoriuscita di sangue; va trattata pulendo con cura la ferita, partendo dall'interno e poi andando verso l'esterno, con una garza imbevuta di acqua ossigenata o di un altro disinfettante, disinfettandola (mercurocromo o altro) e coprendola poi con un cerotto, facendo attenzione che la parte adesiva non venga a contatto con la ferita;
  • ustioni: lesioni delle cute e dei tessuti provocate dal calore, a causa di un contatto diretto con fuoco, liquidi bollenti, sostanze chimiche o da esposizione al sole o folgorazione; l'estensione della superficie ustionata rappresenta il fattore più importante di gravità, seguito da età dell'infortunato e sede della ustione; di primo grado se superficiali, sintomi sono cute arrossata e calda e dolore e sensazione di bruciore, guariscono da sole; di secondo grado se più profonde e caratterizzate da presenza di vesciche, sono molto dolorose, vanno medicate con garza sterile dopo eventuale impacco con acqua borica (disinfettante e calmante per il dolore) e poi trattate da un medico, guarendo in un paio di settimane; di terzo grado se interessano la cute e spesso anche i tessuti sottostanti, assumendo la cute un colore biancastro o bruno o nero, devono essere trattate chirurgicamente, senza togliere i vestiti aderenti all'ustione ma solo gli adorni metallici (fibbie, orologio), tenendo conto dello shock causato dalla perdita di grande quantità di plasma attraverso le zone colpite;
  • eritemi solari e da piante urticanti: l'eritema solare è un'alterazione cutanea caratterizzata da arrossamento circoscritto o diffuso, legato alla dilatazione dei capillari cutanei; i sintomi sono arrossamento, sensazione di bruciore o prurito, in alcuni casi febbre; si tratta applicando sulla pelle un preparato lenitivo e idratante (meglio se un doposole, cioè un prodotto studiato specificamente per l'occorrenza), evitando il più possibile lo sfregamento con gli indumenti; nel caso di piante urticanti, lavare con acqua corrente la zona interessata o con acqua marina riscaldata (lavare anche le mani dell'interessato per evitare il contatto con gli occhi), applicare una pomata a base di cortisone eventualmente associato ad un antibiotico e, se si ritiene necessario, va bene anche l'impiego di preparati antistaminici topici; se si presentassero sintomi come gonfiore eccessivo o difficoltà respiratoria deve essere immediato il trasporto in ospedale;
  • avvelenamento da sostanze chimiche e piante velenose: sintomi sono nausea, vomito, crampi e dolori addominali; va trattato individuando la tipologia della sostanza tossica, e contattando poi il Centro Antiveleni di Milano. Nel caso di avvelenamento da barbiturici o farmaci o alcool, i sintomi sono sonno che degenera in coma, depressione, alterazione della respirazione; il paziente va portato in ospedale, contemporaneamente non farlo addormentare e provocando il vomito. Nel caso di avvelenamento da antiparassitari, i sintomi sono tremori, convulsioni e alterazioni della respirazione; va trattato provocando il vomito e ricoverando d'urgenza, mentre è da evitare l'ingestione di latte o grassi che facilitano l'assorbimento di tali sostanze. In caso di avvelenamento per ingestione di sostanze caustiche, non bisogna assolutamente provocare vomito, mentre si può usare il carbone vegetale come antidoto temporaneo. Nel caso di avvelenamento per contatto cutaneo, togliere i vestiti contaminati e lavare la pella con acqua corrente per 10-15 minuti (con sapone di Marsiglia se si tratta di sostanza oleosa); coprire con garze sterili;
  • allergie: sensibilizzazione nei confronti di alcune sostanze entrando in contatto con le quali si ha una reazione esagerata ed anomala (gli anticorpi reagiscono erroneamente anche a sostanze non pericolose per l'organismo);
  • shock anafilattico: è una reazione allergica grave e potenzialmente letale, che può verificarsi dopo pochi secondi o minuti dall'esposizione a una sostanza a cui si è allergici, ad esempio il veleno di una vespa o le arachidi, abbassando repentinamente la pressione e contraendo le vie aeree; i sintomi sono reazioni cutanee (ad esempio orticaria e prurito, pallore o arrossamento), sensazione di calore, difficoltà a respirare, contrazione delle vie aeree, gonfiore della lingua o della gola, sensazione di morte imminente, battito cardiaco debole e rapido, nausea, vomito o diarrea, capogiro o perdita di conoscenza; va trattato con posizione antishock, ricovero immediato, eventuale RCP e iniezioni di adrenalina o antistaminici se la persona ha con sé l'autoiniettore (inietta una dose singola di farmaco quando viene premuto contro la coscia);
  • morsi e graffi: va trattato asportando con delicatezza eventuali lembi di stoffa o altri detriti, lavando la zona lesionata con acqua e sapone, sciacquando più volte con abbondante acqua corrente, disinfettando con acqua ossigenata (indicata contro l'infezione tetanica), proteggendo la zona con garza sterile e, eventualmente, recandosi dal proprio medico o al pronto soccorso;
  • punture di animali: considerate pericolose solo nel caso l'infortunato sia allergico alle sostanze iniettate, quando il numero delle punture è elevato, quando la puntura avviene sul viso, in gola, sulla lingua, in un occhio o sui genitali; i sintomi sono dolore pungente, prurito, gonfiore, arrossamento della zona colpita; va trattata con impacchi freddi, rimuovendo il pungiglione se possibile, evitando l'uso di ammoniaca (caustica) e pomate.

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inserita il 14/03/2016
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