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La Rivolta di Varsavia

La Rivolta di Varsavia del 1944,la battaglia militare per la liberazione della capitale della Polonia, scoppiò il 1° di Agosto del 1944. L’ordine di iniziare i combattimenti venne dato dai Quartieri Generali dell’Esercito Nazionale, un’organizzazione di Resistenza operante nella Polonia occupata e subordinata al legale Governo polacco in esilio, con base a Londra. L’obiettivo militare della rivolta era liberare la città occupata dai tedeschi con le forze dell’Esercito e di creare le condizioni perché le autorità di Stato polacche potessero uscire dalla clandestinità. Inoltre – punto molto importante – si voleva salvare la popolazione civile dalle rappresaglie.

La liberazione di Varsavia da parte dell’esercito nazionale veniva inoltre considerata come un importante argomento politico, una carta vincente che il Governo polacco a Londra potesse giocare nel tentativo di regolare le relazioni con l’Unione Sovietica. L’Unione Sovietica aveva rotto le relazioni diplomatiche con il Governo polacco e si era mossa per installare in Polonia un governo favorevole a Mosca sotto il nome di Comitato Polacco di Liberazione Nazionale, una volta che il Paese fosse stato liberato dall’esercito sovietico.

Inoltre, le armate sovietiche,muovendosi verso occidente attraverso la Polonia, eliminavano con la forza quelle unità militari polacche, appartenenti all’Esercito Nazionale, che combattevano i tedeschi nel Paese. Diventò evidente che la capitale doveva essere liberata da coloro che avevano giurato fedeltà al Governo legale inesilio.

Per i tedeschi, Varsavia costituiva un importante centro strategico, situato giusto alle spalle della loro linea del fronte. La città era stata pesantemente fortificata e protetta con circa 15000 soldati ben addestrati e ben equipaggiati. Con l’intensificarsi delle battaglie, il numero aumentò fino a 50000. Su ordine personale di Hitler,fin dal primo giorno della rivolta, i tedeschi iniziarono a sterminare brutalmente la popolazione civile e uccisero tutti i rivoltosi catturati. Per combattere le forse insorgenti usarono artiglieria pesante, bombe e mortai.

Le forze insorgenti consistevano in circa 25000 soldati combattenti, solo il 10 per cento dei quali era propriamente armato. I rimanenti dovevano accontentarsi di armi come fucili,pistole, granate a mano e bottiglie molotov. Gradualmente, il loro numero crebbe con i rinforzi volontari e raggiunse le 50000 unità.

La rivolta, che richiese un pesantissimo prezzo di sangue, ebbe successo solo parziale. Dopo tre giorni di combattimenti le truppe insorgenti catturarono la gran parte della città sulla riva sinistra del fiume Vistola. Ma la scarsità di munizioni, di cibo, di provviste mediche e di generale assistenza dall’esterno avevano costretto gli insorti alla difensiva. L’Armata Rossa che, dall’inizio della rivolta, aveva raggiunto la periferia orientale di Varsavia, si astenne – per sei settimane –da ogni azione nei pressi della città. Persino dopo aver catturato la riva sinistra della città il 14 settembre, non venne in suo aiuto. Inoltre, i Sovietici rifiutarono di cooperare con gli Occidentali offrendo loro l’uso delle proprie piste d’atterraggio; per lanciare rifornimenti su Varsavia, gli aeroplani alleati dovettero quindi adoperare l’aeroporto di Brindisi nell’Italia meridionale, con considerevoli perdite di vite umane e macchinari.

Gradualmente, gli insorti furono spinti fuori dai "fortilizi" che inizialmente avevano occupato,finché non si trovarono in una zona relativamente piccola nel centro della città. In tanto difficili condizioni la lotta continuò fino al 2 di ottobre del 1944, quando dovettero arrendersi.

Le perdite tra le forze polacche ammontarono a 20000 uccisi, 25000 feriti e 16000 prigionieri. Grazie all’insistenza dei governi britannico e statunitense, comunque, questi ultimi non vennero uccisi, ma venne assegnato loro lo status di prigionieri di guerra. 180000 civili perirono nella rivolta, almeno metà dei quali vittima delle uccisioni di massa perpetrate dai soldati tedeschi nel primo mese della lotta. I 500000 abitanti di Varsavia rimasti nella città dopo la resa furono sgomberati e la capitale, secondo gli ordini di Hitler, venne rasa al suolo. Così, circa l'85 per cento di Varsavia venne distrutto, inclusi monumenti della cultura nazionale di incommensurabile valore.

Le perdite dei tedeschi ammontarono a circa 26000 uccisi, feriti e scomparsi.

Il Monumento alla Rivolta di Varsavia fu esposto in piazza Krasinski, sito di feroci combattimenti, il 1° agosto del 1989. Consiste di due gruppi di sculture, uno dei quali illustra un attacco di una unità insorta e l’altro un "exodus" – un arretramento attraverso fognature sotterranee.

La rivolta, con tutta la tragicità del suo risultato finale, simbolizzò non solo la lotta eroica dei cittadini di Varsavia: espresse anche il loro desiderio di indipendenza e democrazia, di una vita libera in una Polonia libera e democratica, così diversa dal marrone o rosso delle ideologie totalitarie.

Traduzione in italiano da "The Warsaw Uprising" – 13 gennaio 2008


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inserita il 17/02/2008
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