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Iguazù #1: lato brasileiro

immagineC'è un punto, nella mappa dell'America Latina, dove tre Paesi si incontrano, separati solo da due fiumi (che a loro volta si incontrano... sembra un meeting di CL!). Si tratta della regione di Iguazù (o Iguaçu, o Iguassu, a seconda dell'idioma usato), nota ai più per le stupende cascate immortalate nella pellicola The Mission e che fecero esclamare alla signora Roosevelt "povero Niagara!): decine di cataratte, sfruttate abilmente dai due Paesi frontalieri Brasile e Argentina (mentre il povero Paraguay si limita a guardare) all'interno di due parchi nazionali che più che parchi sono immensi palcoscenici sui quali va in scena, ogni giorno, uno spettacolo naturale con pochi rivali.

Io, piccolo uomo nell'immenso blu, arrivo la vigilia di Capodanno con bus noioso da Campo Grande; il piano è di aspettare, assieme all'amica Rosilea di Sao Paulo (conosciuta a San Pedro de Atacama e che mai aveva visitato questi luoghi), l'anno nuovo e l'arrivo della mia macchina fotografica (ho deciso di autospedirmela da Manaus a qui, dato che UPS se ne lava le mani e Olympus pare essere in vacanza) al di qua della frontiera, per poi attraversarla verso sud e esplorare la zona delle missioni gesuitiche (o di quello che ne resta).

Foz de Iguaçu, la citta brasiliana, si dimostra inadatta alla sua funzione di grande collettore di turismo: è vero, ci sono 3 uffici turistici, ed i bus funzionano bene, ma la ricettività alberghiera è poco varia e dobbiamo sistemarci in un albergo a 3 stelle con piscina sul tetto perché l'ostello della gioventù costa di più (!). A questo, si aggiunga che praticamente dalla metà del giorno 30 fino alla mattina del 2 gennaio tutto (incluso il 99,9% dei ristoranti) resterà chiuso...

Il parco brasiliano, che visitiamo il sabato, è ben organizzato, pulito, non eccessivamente caro (io straniero extracontinentale pago di più... ovviamente, direte voi... non tanto, dico io, e se vedeste il tenore di vita dei brasiliani e degli argentini in fila per il biglietto capireste perché...), e offre un ottima vista sulle cascate che si trovano nell'altro lato e sulla Garganta ("gola") del Diablo, dove quintalate d'acqua si riversano continuamente trafitte solo dal volo continuo delle rondini che nidificano al riparo dei veli d'acqua. Il suo punto debole sono le escursioni: a parte un percorso di 2 km lungo il fiume, durante il quale si può anche aver la fortuna di vedere una numerosa famiglia di koati che attraversano il cammino, non esiste nulla che sia incluso nel biglietto di ingresso, e qualsiasi attività (sia pure una camminata lungo un sentiero) si può fare solo dietro esborso di decine di Reaes.

La notte è nostra: non c'è uno spettacolo pirotecnico ufficiale, e dopo aver gustato un gelato delizioso vaghiamo per strade deserte (ma dove va la gente, qui, per l'ultimo dell'anno?!) ammirando le esplosioni di fuochi colorati che come pennacchi sovrastano questo o quell'hotel, quasi indifferenti ai petardetti biancastri lanciati dai terrazzi condominiali.

Il giorno seguente, in verità approfittiamo della piscina rinfrescante, cuocendoci letteralmente la pelle esposta ad un sole non schermato da ozono e ad una temperatura di circa 39 gradi... nel pomeriggio, passiamo a trovare un vecchio esperantista di qui, il signor Franz, che è arcilieto di incontrarmi (e la cui moglie argentina è arcilieta di poter parlare con Lea senza doversi sorbire le nostre chiacchiere in Esperanto) e che ci inviterebbe per cena (faceva il cuoco) se non fosse che tutto è chiuso e ci son solo avanzi da cucinare.

Lunedì arriva, la mia macchina no (la sto aspettando presso la casa di Altino, altro esperantista, di Medianeira, a 60 km da Foz); non ci facciamo intimidire, e andiamo a visitare un parco di uccelli (ma non solo) della regione, davvero bello e grande; l'impossibilità di sfruttare i primi piani con la mia macchinetta giocattolo mi frustra notevolmente, ma almeno possiamo usare i nostri occhi per vedere tutta una serie di animali che nel Pantanal si nascondevano dietro gli alberi... Saltando da un bus all'altro, riusciamo ad arrivare in tempo per l'escursione guidata alla gigantesca diga idroelettrica di Itaipù, apparentemente la più grande del mondo e (a sentir loro) una delle 7 meraviglie del mondo (moderno... quali sono le altre 6, il cielo solo lo sa...): un immenso mostro di cemento e acciaio, che produce il 75% dell'energia elettrica usata dal Paraguay e il 25% di quella usata dal Brasile, e che può gestire un volume d'acqua 40 volte superiore a quello delle già enormi cascate...

Arriva il martedì, e mentre Lea si rigode la piscina, io vado a Medianeira, ad intercettare la macchina. Altino l'ha già cortesemente recuperata (un pò anche per scusarsi del fatto che il giorno prima i suoi figli, addormentati, non avevano aperto al postino), e mi scarrozza quindi per un paio d'ore a conoscere le personalità del suo entourage (alcune insegnanti della scuola dove la moglie è direttrice, gli avvocati suoi colleghi di lavoro, i suoi famigliari) prima di invitarmi ad unirmi a loro per un delizioso pranzo in tipico stile brasileiro (fagioli, pollo, farina di manioca, insalata, salse, empanadas e cocacola ben gelata) e per mostrarmi il suo laboratorio di produzione artigianale di proiettili (la moglie e lui sono appassionati tiratori).

Torno a Foz, sveglio Lea che si è addormentata sul lettino della piscina, e pigliamo il primo bus per passare la frontiera ed andare in Argentina...

Commenti

Il giorno 09/01/2006, Luisa Madella ha scritto...
Certo non sarà un messaggio personale a questo baciato dalla fortuna! Mentre qui si gela, i signori turisti si godono il sole estivo. Chi parla di voler tornare in Italia? Non ci credo!
Il giorno 09/01/2006, Daniele ha scritto...
Colpa degli esperantisti, e dei loro congressi universali... ;-)

Il sole? Basta inseguirlo... ma io darei volentieri un braccio (del tipo che sta seduto accanto a me ora in questo CyberCafè) per un po' di neve...

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inserito il 03/01/2006
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