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Pulau Penang, ultima tappa

immagineOtto ore di bus (lo confesso: ho ponzato per quasi tutto il tragitto) mi hanno portato sulla costa ovest, sull'isola di Penang. E qui ho deciso di fermarmi un paio di giorni, saltando la visita all'isola di Langkawi (che cmq non deve essere un granché) per concentrarmi di più su varie cose che ci sono qui (compresa la città in cui mi trovo, Georgetown, uno dei più antichi insediamenti inglesi nello stretto di Malacca).
Ho fatto un giretto perlustrativo lungo il porto, e mi son rifocillato con una porzione di Satay (spiedini di pollo, con contorno di cetriolo e cipolla, e salsina di arachidi per bagnarli) e una di una strana pasta di riso con uova e peperoni, bagnati da una coca cola e da un bicchiere di the freddo (ma come faccio a spiegargli che il the lo voglio senza latte? loro ci mettono sempre dentro i concentrati della famigerata Nestlè..); ho poi provato a capire, in una sala di un clan cinese, come cavolo si gioca a MahJong, ma devo dire che cercare di intuirne le regole non è proprio facile (sono ancora alla fase "quante mattonelle vanno a ciascun giocatore?").

Ho dimenticato di raccontare il mio sabato pomeriggio-sera a Kota Bahru... essendo la capitale culturale della Malaysia, il locale Centro Culturale organizza dimostrazioni di varie tradizioni di questa nazione. Nel pomeriggio ho quindi assistito ad esibizioni di suonatori di tamburi (ho suonato pure io!), di arti marziali (molto soft, e molto 'teatralizzata', rispetto a cose più violente che si vedono nei film di queste parti), di trottole e di costruzione di aquiloni, il tutto presentato da un poliglotta intrattenitore tuttofare (probabilmente pure checca, il che aggiungeva un tocco di fascino ai suoi tentativi di essere simpatico a tutti i turisti presenti). In serata, dopo aver visto un pezzo di Matrix Reloaded alla tv di un ristorantino sulla strada (a proposito: ho visto Terminator 3, e vi sconsiglio vivamente di spendere i soldi per il cinema... sperando che 'he will not be back') e aver parlato dei sogni dei malesi con il gestore Nic (diminutivo di nome impronunciabile), sono tornato al CC per vedere una serata di danze e canti malesi, sempre con il solito presentatore... a parte i cantanti in playback con il karaoke che non gli funzionava o che partiva con la canzone sbagliata, è stato molto bello ed interessante. Degno di nota il fatto che i balli maschio-femmina avvengono quasi tutti senza contatto (neppure di mani), segno che la religione ed il pudore asiatici hanno la meglio anche sulle necessità acrobatiche.

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inserito il 28/07/2003
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