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Aqaba, e chi c'ha il visto s'e' visto

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Il traghetto (slow) della AB Maritime impiega un mare di tempo per attraversare il golfo di Aqaba, e prima di arrivare in porto costeggia a lungo l'Arabia Saudita, cercando di evitare il più possibile il solo pensiero che Israele sia lì a due passi. Ed evitare Israele è quello che cerco di fare anch'io, per un motivo molto semplice: la semplice apposizione del visto di uscita alla frontiera terrestre di Taba sarebbe sufficiente alle dogane siriana e di quasi tutti i paesi arabi a impedirmi l'accesso con quel passaporto. Passaporto che di pagine vuote ne ha ancora molte, e vista la mia attuale professione è meglio evitare il rischio di non essere accettati in qualche paese...

Finalmente si giunge in porto e, dopo essermi divincolato tra la ressa di egiziani che tornano nel paese dove hanno un lavoro, raggiungo la zona visti dove incontro tre ragazzi tedeschi, due dei quali vestiti in maniera che dire bizzarra è poco: giacche tirolesi con le code, cappello a cilindro, pantaloni a zampa di elefante e bastone di legno rigorosamente avvitato. Un solerte doganiere ci consegna i nostri visti, ed ecco che scatta la fregatura (per me): nonostante la mia richiesta, ci ha dato i visti gratuiti da un mese che si possono ottenere solo ad Aqaba, zona franca commerciale. E il problema è che tali visti sono gli unici che scadono inesorabilmente all'uscire dalla frontiera giordana, mentre il piano era di attraversarla al ponte King Hussein vicino ad Amman dove, per un'interessante bizzarria geopolitica, i giordani fanno finta che non si sia usciti dal loro territorio (entrando tecnicamente in Cisgiordania), e quindi si può visitare Israele (sempre confidando sul fatto che mettano il visto su un foglietto a parte, come di solito fanno) e tornare indietro senza alcuna evidenza stampata... Quindi, il mio piano per il momento sfuma, e dovrò vedere di risolvere la cosa nei prossimi giorni. Ma non stasera, ché sono già le nove e siamo stanchi. Prendiamo un taxi e raggiungiamo il centro, prendiamo due stanze in un alberghetto cencioso ma economico che gli avevano consigliato, e poi andiamo a mangiare dei panini ad un ristorantino all'aperto. La notte è calma, la temperatura è giusta, ci raccontiamo le nostre vicende e così scopro che i due ragazzi (la terza, Hanna, l'hanno invece incontrata al mattino a Nuweiba, ed ha intenzione di dirigersi quanto più velocemente possibile a Damasco, dove ha degli amici) stanno viaggiando da più di due anni per il mondo, per conto loro, e che solo di recente si sono incontrati: una tradizione della loro regione vuole che i giovani, terminati gli studi, vengano allontanati dal paese e non ci possano fare ritorno prima di 2-3 anni, dopo aver viaggiato e imparato nuovi mestieri e aver indossato i loro strambi vestiti ogni giorno, lavandoli il meno possibile (pare che i pantaloni impieghino almeno 3 giorni ad asciugarsi, e che da tempo costituiscano praticamente un esoscheletro per i due temerari).

La mattina dopo ci vede gironzolare per quella che è una tipica località marittima: palme, alberghi e McDonald, spiaggette sabbiose - che non tardiamo a visitare - e barche dal fondo di vetro per ammirare i coralli, che qui si affastellano lungo la costa. I tre partono in bus per Amman, ed io raccolgo un pò di opuscoli al locale ufficio turistico e poi raggiungo quella che chiamano South Beach, località con ottimi siti per snorkeling, qualche resort ed un ostello della gioventù. 

Ostello che in effetti c'è, perso nel nulla, ma apparentemente è chiuso. Solo i miei occhioni da cerbiatto riescono a convincere Anaf, il palestinese factotum del complesso, a telefonare al suo manager e farmi assegnare una stanzetta, che viste le premesse non è niente male: doppia, con bagno e acqua calda e frigorifero e televisione che capta solo canali giordani, per soli 7 dinari, circa 8 euri. La zona attorno, però, è completamente vuota di ogni altra parvenza di umanità, e solo la bontà di Anaf gli fa venire in mio soccorso quando capisce che non ho provviste con me e che è troppo tardi per ritornare in centro a farne. Dividiamo quindi la sua cena, e passiamo la serata alla luce di un neon sotto un ombrellone di paglia a parlare di rivoluzioni, di Palestina, di ingredienti per la pizza, di numeri in inglese ed arabo e di tante altre cose.

Il giorno successivo, festa nazionale essendo il compleanno del profeta Maometto, butta male: il cielo è molto nuvoloso, ma soprattutto c'è un vento fortissimo che fa rollare persino le grandi navi portacontainer. Io, già pronto a tuffarmi per vedere i coralli, cambio saggiamente piano e raggiungo il centro, sperando di poter in qualche modo risolvere il problema del visto, magari cambiandolo con uno normale (che sono ovviamente disposto a pagare). Tanto girovagare per nulla, però: anche gli uffici dell'immigrazione sono chiusi, quindi non mi resta che raggiungere un internet cafè e cercare di sistemare alcune cose per i prossimi giorni. Vado poi a fare un pò di spesa, perché ho promesso ad Anaf che per ringraziarlo della sua gentilezza cucinerò per lui un buona pastasciutta all'italiana. Tornato in ostello, scopro però che tra le tante cose che non sono "al top" c'è pure la cucina, dove l'unica bombola di gas è vuota... Niente paura, però: in un batter d'occhio, il palestinese e l'italiano ti improvvisano un barbecue, che ci mette il suo tempo per far bollire l'acqua ma almeno ci permette di mangiarci un buon piatto caldo, che con il venticello che tira non è neppure male...

All'indomani, faccio i bagagli e torno in centro, dove finalmente riesco a visitare gli uffici che volevo... Niente da fare, però anzi, pare che abbiano le idee ancora più confuse delle mie. L'unica soluzione che mi resta, a questo punto, è quella di far scadere naturalmente il visto attraversando la frontiera siriana, per poi procurarmene un altro corretto al momento del rientro. La cosa, ovviamente, causerà un cambio nell'itinerario, ma è una cosa che affronterò al momento opportuno. Salgo su un minibus, che partirà ovviamente quando l'autista ritiene sia pieno a sufficienza, e raggiungo il deserto di Wadi Rum, la mia seconda tappa nel regno ascemita.
Nota bene:

Il giro che stanno facendo Tom e Michael si chiama Walz, e maggiori informazioni si possono trovare ad esempio su Wikipedia (al momento, non ancora in italiano), alla pagina http://en.wikipedia.org/wiki/Journeyman_years

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inserito il 16/02/2011
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