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Ilha Grande, un'isola tutta esplorare

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A volte mi dimentico del significato della parola "vacanze". Sì, lo so, molti pensano che il mio lavoro lo sia, e devo dire che in alcuni casi gli si avvicina molto. Ma avere qualche giorno per me, senza dover badare ad altri o riconfermare servizi e prenotazioni, è tutta un'altra cosa.

Così, terminato il secondo tour di questa stagione, ho deciso di concedermi un po' di giorni prima di arrivare a Buenos Aires per il prossimo, ed ho scelto come destinazione Ilha Grande, un'isola a 4 ore di distanza da Rio de Janeiro, nota per le sue deliziose spiagge e la sua foresta centrale.

Ovviamente, siccome non tutte le ciambelle riescono col bRuco, le date a mia disposizione coincidevano con il ponte di inizio novembre, quando tutti i brasiliani che possono vanno in vacanza; e indovinate un po' dove vanno? Esatto: a Ilha Grande.

Per mia fortuna ero stato avvisato per tempo, quindi ero riuscito a prenotare un alloggio ed il viaggio, ma i prezzi erano un po' più alti del solito e l'invasione, ad un certo punto, è arrivata. Ma andiamo con ordine...

Raggiungere l'isola da Rio non è complicato: ci sono autobus pubblici che ti portano lungo la costa, piena di insenature e di bei punti di osservazione, la stessa lungo cui avevo viaggiato qualche settimana prima per andare a Paraty; arrivati al villaggio di Angra Dos Reis, poi, si prende il traghetto, o uno degli acquataxi, che in meno di 45 minuti ti sbarcano ad uno dei due moli principali dell'isola. In alternativa, ed è quello che ho fatto io, si contatta una delle agenzie che ti recuperano al tuo domicilio, ti portano in furgone fino ad Angra e poi all'isola su una imbarcazione privata: meno cambi da fare, e il costo di 140 BRL (circa 35 euri) per l'andata e ritorno (con scarico direttamente in aeroporto) valeva sicuramente la candela.

Per l'alloggio, invece, mi ero affidato a Booking.com, come sempre più spesso mi capita di fare durante i miei viaggi: non riesco a riposare come si deve in un ostello, con gente che tende a poltrire al mattino per poi andarsene in giro a fare rumore durante la notte, completamente insensibile a chi ha orari ed abitudini differenti; in più, mi porto in giro materiale (soldi, computer, documentazione) "sensibile", e non voglio star lì a perdere tempo ogni volta per trovare un posto sicuro dove metterlo e/o rinchiuderlo. Ho trovato un monolocale, con un letto matrimoniale e un letto a castello, un lavabo e frigorifero, televisione (che non ho mai usato) e lettore DVD, e ovviamente bagno privato con doccia; un po' troppo per quel che mi serviva - specie per il numero di letti - ma, come detto, c'erano poche alternative date le date.

La cosa che non era controllabile o prenotabile era il tempo, ovviamente: e così, per il primo giorno e mezzo, è stato nuvoloso. Per fortuna, avevo altro da fare, dovendo compilare i rapporti di fine tour, quindi non ho rimpianto la possibilità di andare a fare il bagno (sì, lo so, suona molto come la storia della volpe e l'uva, ma dovendo pur farle quelle cose è meglio se capita in un giorno non spettacolare, no?!).

La sera, però, sono uscito per cenare (per il pranzo ho sopperito con vettovaglie acquistate in uno dei locali, costosi supermercatini), ed ho cominciato a vedere le prime avvisaglie della massa di gente che sarebbe arrivata sull'isola dal giorno successivo, armata di contenitori coibentati per le bibite e ammassi di valigie che neppure se avessero dovuto trasferirsi per un anno intero...

I ristoranti locali sembrano avere l'idea che tutti viaggino in coppia, quindi la maggior parte dei piatti è offerta per due persone; lo sconto per la porzione per una persona è del 40%, e la quantità è comunque soverabbondante: una bottiglia da un litro e mezzo di Fanta (per altro, meno costosa al ristorante che al supermercato, il che è tutto dire!) mi ha sicuramente aiutato a mandar giù una deliziosa picanha con formaggio fuso in cima, e riso alla greca e patate fritte per me, ma un po' del riso è rimasto lo stesso, non facendocela ad ingozzarmi. Nota per il futuro: farsi fare un pacchetto da portare via. Nella piazza in cui il ristorante si trovava, alcuni cani che si annusavano e poi litigavano, ed un suonatore che intratteneva i passanti.

Quella dei musici è un'altra caratteristica dei ristoranti locali: pare che tutti, in particolar modo quelli con vista sulla spiaggia, offrano uno spettacolo ogni sera. Musica tipica brasiliana, tranquilla, si ché camminare sul lungomare è piacevole pure se non ti fermi a mangiare.

La notte passa più o meno tranquilla, a causa della nonna del tipo che abita al piano di sopra, che a quanto pare è sorda e sofferente di insonnia, così che fino ad ora tarda segue la televisione a volume estremamente alto; e non c'è modo di farla smettere: è sorda, così anche il mio usare l'attaccapanni di legno per battere sul soffitto a nulla serva; e il cancello di accesso al suo appartamento è chiuso a chiave, quindi non riesco a salire per bussarle alla porta. Contemplo per qualche minuto l'idea di usare una scala, lasciata lì da chissachì, per raggiungere il secondo piano e farle del male fisico, ma poi mi ricordo di avere con me i tappi per le orecchie, e mi rendo intangibile ai suoni esterni fino al mattino successivo.

Colazione abbondante, offerta cortesemente nella sua pousada dal proprietario degli appartamenti, in considerazione del fatto che a) non ho ucciso la vecchia (mi promette che le parlerà) e b) sto pagando per un'appartamento da 4 persone pur essendo da solo. E mi da pure dei buoni suggerimenti su quali spiagge preferire. Che faccio miei per il giorno successivo, essendo questo dedicato, come detto, a lavorare al computer. E per fortuna che lo faccio: alle 17:30 spingo il tasto INVIA per mandare tutta la documentazione preparata, e 10 minuti dopo salta, per l'ennesima volta, la corrente nell'isola, portandosi via internet per alcune ore.

Poco male: esco, e vado a cena con Julie e Peter, due dei miei clienti all'ultimo giorno sull'isola, minivacanza dopo il nostro tour. Serata piacevole, commentiamo i continui blackout e il fatto positivo che il nostro tavolo è dotato di ben due candele accese, e mi raccontano delle loro esplorazioni sull'isola - hanno avuto due giorni più di me per conoscerla meglio.

Al mattino successivo, mentre loro partono, io mi incammino nella foresta lungo uno dei sentieri ben marcati anche se scivolosetti assai, e raggiungo in un'ora e mezza la spiaggia di Lopez Mendez, sull'altro lato dell'isola. Il tipo della locanda mi aveva detto della possibilità di vedere tartarughe marine e razze, ma il vento e le recenti pioggie hanno reso l'acqua torbida, quindi opto per sane ponzate intervallate da brevi incursioni nell'acqua. La spiaggia è tranquilla, la sabbia è calda e morbida, le palme offrono un po' di ombra e un po' di noci di cocco (da bere, non da mangiare, ché qui paiono essere interessati di più all'acqua che contengono); ogni tanto un'imbarcazione arriva o parte, ma gli stessi venti che intorbidano l'acqua creano un moto ondoso sufficiente a convincere la maggior parte dei turisti a starsene dall'altra parte dell'isola. Alla sera sono ben rosolato, più riposato e pronto a cammin... a prendere il barcozzo che mi riporta al villaggio (col cavolo che mi rifaccio quella scalata e successiva discesa!).

E' un'impresa trovare un posto per mangiare, dato l'enorme numero di persone che nel frattempo sono arrivate; però ci riesco, e mi godo un'ottimo pollo alla griglia, con salsa di limone deliziosa. Torno al mio appartamento giusto in tempo prima che si metta a piovere, guastando la notte di Halloween a tutti i bambini che si erano agghindati, o almeno rendendogliela un po' più umida di quel che si attendevano.
Alla domenica mattina, mentre gli isolani vanno a messa, i turisti si raggruppano al molo per prendere parte ad una delle escursioni in barca alle varie spiagge. Grazie ad alcuni contatti di lavoro, riesco a farmene offrire una gratuitamente. L'imbarcazione, un saveiro di legno con un equipaggio di 3 persone, salpa quasi in tempo, e ci porta a visitare un paio di spiagge prima di fermarsi alla Lagoa Azul, dove faccio immersione godendomi un buon numero di incontri con pesci, grossi granchi che, timidamente, afferrano pezzi di alghe con la chela principale per poi portarseli educatamente alla bocca, e stelle di mare dai bracci lunghi ed affusolati. Il resto delle persone a bordo è diviso tra quelli che si lanciano in acqua con quei bisci colorati galleggianti che vanno tanto di moda ora, e quelli che preferiscono restarsene a bordo a godere della musica che viene vomitata ad alto volume dagli altoparlanti della nostra imbarcazione e di quelle nei pressi... (devo continuarlo)


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inserito il 02/11/2015
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