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Un amico, un cinese ed una giacca

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Qualche settimana fa, mentre con il gruppo di amici che stavo portando in giro per il Sud America si passava da La Paz, mi sono ritrovato a curiosare in alcuni negozietti di articoli sportivi in avenida Illampu, di ritorno verso l'hotel in cui alloggiavamo. Con me c'era Paolo, amico da tempo immemore, venuto in viaggio con la figlia Sofia.

Abbiamo guardato, tra l'altro, giacche antipioggia e pantaloni antivento, atti a proteggere il corpo (e, di riflesso, lo spirito) nelle condizioni più avverse. Tutti, non serve neppure dirlo, di grandi marche. E tutti, senza eccezione, venduti a prezzi che definire "di favore" sarebbe umiliante.

Con faccia tosta abbiamo chiesto il perché di prezzi tanto bassi, e la venditrice, senza battere ciglio, ha detto "sono cinesi"!

Ecco, la Cina sta invadendo la Bolivia, con le sue tariffe incredibili che neppure qui, in un paese in cui la manodopera è pagata davvero poco, riescono più a battere. Il materiale arriva sulla costa Peruviana o Cilena, poi entra di soppiatto in Bolivia, raggiunge l'enorme mercato di El Alto e, da lì, finisce nei negozietti di La Paz; ancora nel 2010, in Bolivia erano stati acquistati 8,7 milioni di dollari di tessuti e abbigliamento cinesi (e le stime recenti mostrano un grande incremento).

Quel che serve, poi, è un'etichetta, e internet corre in aiuto: basta scaricarla, stamparla e cucirla sul capo d'abbigliamento, e il gioco è fatto, una nuova giacca a vento The North Face è pronta per essere venduta. Magari, nel negozio "The North Face store", con tanto di insegna (falsa) che fa bella mostra di sé, mentre decine di visitatori ne varcano la soglia.

Salto in avanti: il tour Suda Merica è terminato da alcuni giorni, io sono in vacanza in Brasile prima di cominciare un altro tour, e mi arriva un messaggio da Paolo, in cui mi avvisa di avermi inviato una mancia (cospicua... grazie, Paolo!) per ringraziarmi di averli accompagnati per quelle 3 settimane in un continente che ancora non conoscevano (e sì che viaggiano, quei due!). Il messaggio suggeriva che avrei potuto usare parte della somma per comprarmi una giacca a La Paz.

Altro salto in avanti: arrivo di nuovo a La Paz, con un tour di JLA, e decido di realizzare il suggerimento del mio amico. Comincio perciò documentandomi un po' su internet, per sapere cosa cercare e cosa soprattutto verificare nel capo che sceglierò: dando per scontato che sia un falso, che sia quantomeno un buon falso. Ergo, le cuciture devono essere ben rifinite, le cerniere quanto più impermeabilizzate possibili, eccetera eccetera.

Approfitto di un pomeriggio libero e mi passo tutti i negozietti che trovo in zona, parlando con le commesse e provando almeno una quindicina di giacche. Non è facile trovare la mia taglia, e quando la trovo non è facile trovare un colore che mi piaccia; e quando le due cose collimano, di solito c'è qualcuno dei dettagli di cui sopra che non mi soddisfa completamente.

Alla fine, dopo due buone ore passate andando avanti e indietro, finalmente mi decido per un bel modello color arancione scuro con inserti grigi (c'era anche grigio con inserti arancione scuro, ma lo specchio me l'aveva fatto accantonare), visibile in caso di necessità durante i trekking (quelli che comprano colori spenti o mimetici non sanno a cosa vanno incontro, a meno che non intendano davvero nascondersi alla vista) ma non troppo smaccato. E comincio la sfida sul prezzo, tra un'offerta della commessa ed una controfferta mia.

Il segreto, in questi casi, è di non puntare su un pezzo solo, facendo intendere che è quello che si vuole, ed eventualmente - come avevo già fatto - ringraziare ed andare a visitare altri negozi. Tanto, non venderanno mai nulla sottocosto, questo è certo.

Spunto un ottimo 25 dollari, che lascia contenti sia me che la commessa, e impacchetto la giacca, ritornando all'hotel con il mio bottino, per scoprire solo allora che occupa troppo spazio nello zaino, dove conservo anche la vecchia (alla quale sono affezionato, seguendomi da che visitai l'Australia per la prima volta)... sarà una dura lotta...


Commenti

Il giorno 25/10/2016, Massielena ha scritto...
Almeno li le grandi marche fatte dai cinesi le vendono a basso prezzo.
Qui da noi le grandi marche fatte ugualmente dai cinesi e vendute nei negozi di alto livello si pagano ben bene.
Il giorno 25/10/2016, valentina ha scritto...
Mi sembra di vederti, allampato in arancio AMCPS (ma spento), con eleganti profili grigi...
<3 smack
Il giorno 25/10/2016, Daniele ha scritto...
@Massielena: in passato succedeva anche qua, se chiedevi nei negozi il perché dei prezzi bassi inventavano mille scuse; ora sospetto che si siano rilassati un po', tanto sanno che la maggior parte dei clienti lo sanno. E in realtà il ragionamento è semplice: la giacca originale costa, poniamo, 150 dollari (The North Face non è mai stata economica), mentre la copia ne costa 25; se anche la copia durasse un solo anno, con i soldi risparmiati potrei andare avanti a comprarne una nuova ogni anno per i prossimi 6 anni...

@Valentina: allampato o allampanato? E no, cmq non è colorato come quello dell'AMCPS... appena posso ti mando una foto nel mio fulgido splendore :)
Il giorno 01/11/2016, chiara ha scritto...
Che il "velato" suggerimento di Paolo volesse appunto suggerirti che per la tua giacca australiana è venuito il momento dei saluti? ;-)
Il giorno 08/11/2016, Daniele ha scritto...
Non credo ci fosse alcun suggerimento, velato o meno: semplicemente, avevamo visto le giacche assieme e erano sembrate di buona qualità ad entrambi.
E la mia giacca australiana si dimostra di buona qualità anch'essa, dato che resiste da più di un decennio nonostante l'uso frequente; è solo che l'impermeabilizzazione, se mai c'è stata, è ormai una chimera!

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inserito il 25/10/2016
visualizzato: 593 volte
commentato: 5 volte
totale racconti: 554
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