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Chichi, mercato sopravvalutato

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Non c’è guida turistica che non declami a gran voce la bellezza del mercato di Chichicastenango, detta Chichi (questa cosa dell’abbreviare i nomi in Guatemala fa un po’ a pugni con la tradizione, visto che per esempio questo significa letteralmente "luogo dove abbonda il chicicaste", pianta locale; v’è però da riconoscere che i poveri aiutanti degli autisti di bus, che devono continuamente gridare i nomi delle destinazioni alle persone che attendono lungo le strade, sono sicuramente grati di non dover ripetere quei terribili scioglilingua). Così come non c’è depliant guatemalteco che non inviti a visitarlo, durante i due giorni fatidici: il giovedì e la domenica. E, di conseguenza, non c’è tour o viaggiatore indipendente che si faccia mancare l’appuntamento.
Anch’io ci vado ma, conscio del fatto che non è sempre tutto oro quello che sberluccica, non faccio del mercato l’unica ragione del viaggio. E faccio bene...

Seguendo le indicazioni datemi da più persone, prendo una lancia presto al mattino da San Pedro per arrivare a Panajachel in tempo per il bus diretto delle 8; solo che il bus non si presenta né alle 8, né alle 8 e 10, né alle 8 e 20 né più tardi, quindi decido di fare il tragitto a tappe ripassando per Sololà e Los Encuentros. L’ultimo pezzo, quello che ci porta a Chichi, è terribile, o meglio è guidato in maniera terribile da un autista che pare un criminale ubriaco, tanto che prende curve e dossi a tutta velocità, facendo sobbalzare di alcune decine di centimentri ogni passeggero, me compreso. Tutti sembrano poco contenti della situazione, ma l’unico che gli grida un paio di improperi sono io, quindi lui continua imperterrito. Arrivati in città, afferro al volo lo zaino che mi calano dal tetto e punto alla piazza principale per cominciare a cercare alloggio... Qui, la sorpresa: un mercato è già in corso, nonostante sia sabato. Eh già, perché il mercato "famoso" è solo due giorni alla settimana, ma anche durante gli altri giorni ci sono svariate bancherelle (seppure in numero nettamente inferiore) e si vendono prodotti locali, anche se l’artigianato non fa certo la parte del leone.

Trovo un hotel a due strade dalla piazza, le scale sono strettissime e oscure ma la stanza è comoda e il letto grande, e c’è pure una sorta di caminetto nel caso decidessi che le due coperte sul letto non mi bastano (certo, dovrei procurarmi la legna, ma apparentemente al mercato ce n’è in vendita in abbondanza); una bimba e una ragazzina, forse sorelle, si occupano della reception, in realtà presidiandola solo mentre fanno i compiti di scuola.

Il mercato è un normale mercato, ne più ne meno, quindi dopo avervi pranzato passo a visitare le due chiese che lo controllano, poste una di fronte all’altra: quella di San Tomas, più grande e con una bella scalinata ricoperta dei fiori che alcune donne stanno vendendo, e quella del Calvario, con un paio di famigliole che stanno pranzando davanti all’ingresso. In entrambe, miriadi di candele accesse, anche se non direttamente sul pavimento ma su delle basse piattaforme utilizzate per ridurre la sporcizia dovuta alla cera, e striscioni di stoffa violetta, a indicare che la Quaresima è cominciata anche qui. Le due chiese rappresentano, a quanto pare, due dei tre vertici di un triangolo sincretico, l’ultimo dei quali si trova su una collina nei pressi: è un altare maya, dove molti degli abitanti della zona vanno a pregare per ottenere qualcosa, dopo aver pregato per l’assoluzione dei proprio peccati (chiesa di San Tomas) e per l’autorizzazione divina a recarsi all’altare maya (chiesa del Calvario).

Niente cerimonie con galline e altre cose, però: a quanto pare, si svolgono prevalentemente di mattino, o di notte, e poi solo nei giorni propizi del calendario. Ridiscendendo dalla collina, ho però l’opportunità di visitare un paio di laboratori dove si confezionano maschere di legno dipinte a mano, usate perlopiù durante la festa patronale, in dicembre; si trovano in vendita anche maschere più vecchie, usate, a quanto pare restituite da coloro che si sono convertiti al cristianesimo evangelico e di conseguenza non possono più conservarle.

Un colpo di genio ed una sarta mi permettono di risolvere l’ormai annoso problema dei lacci dei sandali, troppo lunghi anche per i miei piedi: un paio di colpi di macchina da cucire e zac, ora i sandali calzano a pennello. Torno alla piazza, mi siedo sui gradini della chiesa e, mentre scende la sera, odo il cantare stonato di un gruppo che sembra fare rock religioso... mi avvicino, e in un angolo del parco c’è una ressa di gente che ascolta una band in cui il cantante farebbe meglio a darsi all’ippica ma pare piacere, tanto che signore di ogni età si sbracciano allegramente al ritmo dei vari "Gesù, alleluya!" che vengono dalle casse. A occhio e croce sono evangelici, dato che mi è stato spiegato in varie occasioni che fanno a gara per chi "fa la voce più grossa" con i credenti maya... bah, fossero tutte così, le guerre di religione...

Al mattino della domenica, mi alzo verso le 6 e mezza per andare a vedere l’allestimento del mercato: decine di persone legano pali con corde, poi li ricoprono con dei teli, infine aprono gli enormi pacchi che hanno portato e cominciano ad esporre la loro mercanzia. Già altri turisti si aggirano per le strade, ma fino alle 8 circa è praticamente impossibile trovare qualcuno anche lontanamente interessato a vendere, tanto sono occupati a sistemare tutto; probabilmente, sanno che il grosso dei compratori arriverà più tardi, con i bus o le navette delle 9 e delle 10. Come molti, se non tutti, sono anch’io a caccia di souvenir, ma più che altro di idee, perché se ho in mente le persone a cui vorrei portare qualcosa devo ancora decidere cosa assegnare a chi; quindi giro per i vicoli, guardo cosa c’è, ogni tanto pongo domande su qualità o prezzo, anche se so bene che quest’ultimo è negoziabile e va negoziato, perché il primo che vi proporranno sarà sempre svariate volte più alto di quello a cui sarebbero disposti a cedere la mercanzia. C’è, è vero, mercanzia da varie zone del Guatemala: huipiles colorati, gonne e pantaloni, cappelli di paglia o di cuoio, cinture, stivali, e poi maschere, bambole e tutta una serie di cose che prima o poi andranno a finire nella valigia di qualche gringo di passaggio; e la quantità di bancherelle è maggiore di quella del giorno prima, probabilmente doppia; ma in fin dei conti si tratta di un normale mercato, e ho seri dubbi che sia davvero il migliore dell’America Centrale (o forse gli altri sono ancor più poveri, al confronto).

Dopo svariate ore passate a girare e rigirare, contrattando e, più spesso, lasciando perdere, ho messo da parte un discreto quantitativo di merce, dando fondo a più di metà del budget che mi ero riproposto di impegnare; c’è ancora posto per qualcosina, ma aspetto le ultime ore, quando il grosso dei compratori se ne è andato e i venditori sono disposti a scendere ancora un po’ con i prezzi piuttosto che riportarsi tutto a casa. Nel frattempo, mi imbatto un’altra volta nel famoso belga sciancato (e sono 4, adesso!), che è arrivato da poco, e ci diamo appuntamento per il tardo pomeriggio sui gradini della chiesa; da lì, assistiamo ad una cerimonia legata alla Quaresima, in cui portano a spalla fuori da San Tomas una cassa da morto, facendole poi fare il giro delle strade, preceduta da bambini con mazzi di fiori (al mattino, c’era stata un’altra cerimonia simile, in cui avevano portato in giro una sorta di grossa teca, accompagnandola però con una banda musicale e alcuni danzatori, il tutto in mezzo agli stretti passaggi del mercato.

Pranzo/ceno (ormai gli orari si sono fusi) con il belga, in un ristorantino semivuoto che da su una delle strade del mercato, da cui osserviamo i venditori reinpacchettare tutto, smontare le bancherelle, attendere i portatori a cui affidare i grossi pacchi e poi avviarsi verso casa; parliamo di quello che abbiamo visto fino ad ora in Guatemala, mettendo a confronto le nostre esperienze, ed è interessante notare che alcune delle impressioni che mi sono fatto sono condivise da qualcun altro. Lui poi va verso il suo hotel, deve medicarsi il piede malandato e andare a riposare; io gironzolo ancora un po’, ma stasera niente concerto, e la vita di Chichi si spegne abbastanza rapidamente dopo una giornata intensa, quindi torno al mio hotel, saluto la ragazzina che sta flirtando con il suo amichetto dietro il bancone, e me ne vado di sopra in camera a verificare se riuscirò mai ad infilare nello zaino tutto quello che ho acquistato oggi...


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inserito il 28/02/2012
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