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Un cattolico ed un ebreo arrivarono al confine...

immagineSembriamo una coppia da barzelletta, Yoni ed io. Conosciutici alle Galapagos, e reincontratici a Cuenca, abbiamo deciso di viaggiare per un pò assieme.

Lui è alto quasi come me, ma in compenso è più robusto (tipo armadio?!); a differenza di molti suoi compatrioti, non è appena uscito dall'esercito (sono già passati alcuni mesi...), e non viaggia in minigruppi simili alle pattuglie militari. Porta con sè troppo bagaglio (lo sa, ma non si rassegna a separarsene), parla un castigliano decente (specie se si tiene conto che ha preso solo 20 ore di lezione in Quito), e sorride molto. Sopporta bene la birra (a Puerto Ayora, per festeggiare la qualificazione ai mondiali dell'Ecuador, è rimasto seduto in un bar per circa 12 ore collezionando una fila di bottiglie vuote), e va pazzo per il gelato...

Bene, con questo "soggetto" ho lasciato Vilcabamba, e con una serie spettacolare di auto e micro (e persino una "chiva", camion con panche per sedili sul rimorchio coperto ma senza fiancate) siamo arrivati a La Balsa, frontiera con il Perù aperta da alcuni anni dopo la guerra del 1995. Subito, facciamo conoscenza con la tenacità e la sagacia degli autisti peruviani, che tentano inutilmnete di applicarci un sovrapprezzo per il tragitto dal confine; io, che li conosco, non mi lascio fregare e metto in campo una guerra psicologica di attese e silnezi snervanti, che alla fine ci vede vincitori di un discreto sconto sul prezzo originale (ahhh, questi sono i piaceri della vita!).

San Ignazio, Jaen e Pedro Ruiz sono piccole soste lungo il tragitto di 2 giorni che ci porta a Chachapoyas, capitale della regione Amazonas. Troviamo un buon hotel, Las Orquideas, che per 15 soles a testa ci da una camera con 4 letti, bagno con acqua calda, televisione via cavo e colazione... soprattutto, pare tranquillo, ed i proprietari sono prodighi di informazioni, specie l'uomo (che ha una maniera incredibilmente teatrale di spiegare qualsiasi cosa, dandoci argomento di sghignazzate per ore).

Chacha, come la chiamano tutti, di per sè è carina ma non ha molto da offrire oltre ad alcune "casone" in stile ispanico e uno stupendo incontro ravvicinato con un colibrì che, librandosi davanti alla corolla di un fiore, mi guarda per qualche secondo prima di rituffarsi becco avanti; quello che l'ha fatta scegliere da Yoni (e io mi sono accodato, per una volta) è l'incredibile quantità di siti archeologici con resti dell'omonima civiltà (oltre che di alcune altre, precedenti o seguenti).

Purtroppo, non è facile: la stagione è bassa, le agenzie faticano ad organizzare qualcosa per i pochi turisti in giro, e le pessime condizioni di molte strade rendono lunghissimi tragitti di poche decine di chilometri. Con levatacce e tanta pazienza riusciamo però a raggiungere Kuelap, superba fortezza preinca assisa in cima ad una montagna e nella quale si proseguono gli scavi trovando ogni giorno qualcosa di nuovo, Macro con le sue case di pietra costruite sui fianchi scoscesi di una montagna e che il contadino Felix ci illustra dopo averci fatto passare il fiume a bordo di una teleferica autocostruita, e Karajìa con i suoi sarcofaghi che guardano lontano dalle grotte di un'altra montagna. Le camminate che inframezziamo, di svariati chilometri in lunghezza e dislivello, sono fiaccanti ma molto gradevoli, e ci permettono di discorrere sugli argomenti che abbiamo sempre voluto affrontare (cosa fanno e cosa non fanno gli israeliani il sabato, perché Venezia l'hanno costruita sull'acqua, quale gusto di gelato è migliore... sì, dai, quelle cose importanti che sapete...); inoltre, abbiamo l'oppotunità di conoscere molti strani personaggi, inclusi i tre insegnanti martiri che stanno ritornando da una gita scolastica con i loro 20 pupilli (tutti stipati nello stesso furgoncino).

Una sera, ritornando da una delle tante escursioni, troviamo pure la sorpresa: si è rotta una tubatura del bagno, la nostra stanza ed altre 5 o 6 si sono allagate, le nostre cose sono state recuperate e stese (quelle asciutte) sui letti di un'altra abitazione... Yoni è piegato in due dalla tristezza, contempla le enormi mappe dei Paesi SudAmericani (ma che te ne fai, Yoni?!) che si porta in giro bagnate più che dall'Oceano Pacifico... io ridacchio, ho solo due calzini e il lenzuolo umidi, mi è andata bene: il giorno prima, per arieggiare lo zaino, lo avevo svuotato quasi completamente...

Scopriamo un ristorante fenomenale, la Tushka, dove una grigliata su piastra al carbone e un litro di succhi di frutta freschissimi ci costano come una pizza in Italia, e ci andiamo per due volte, lasciando le altre sere per ulteriori esplorazioni culinarie (la "cecina", che a Yoni non è piacuta e a me ha lasciato indifferente, per esempio: carne di maiale salata e seccata, poi cotta in un discreto quantitativo d'olio). E il sabato sera lo dedichiamo a goderci su Sci Fi Channel la miniserie completa (4 ore) di Battlestar Galactica, cercando di non distruggere la tv per le continue interruzioni pubblicitarie (una ogni 6 minuti, cronometrato!).

Domenica è il giorno della separazione: io proseguo per Tarapoto, mentre Yoni decide di fermarsi un altro giorno (immagino, solo per andare a mangiarsi altri gelati) per poi ripartire per Chiclayo. C'è una discreta possibilità che ci si incontri di nuovo, in un altro Paese; lo spero, sono stati giorni divertenti, il mio amici ebreo è un buon compagno di viaggio :-)

p.s.: a proposito, sapete cosa fanno gli ebrei con i bambini cattivi? Li battezzano...

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inserito il 31/10/2005
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