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Anche i mennoniti vanno in vacanza

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Stavo tornando verso la palafitta di Ignacio's, sulla spiaggia di Cayo Caulker, e nella strada poco illuminata ho incrociato due coppie di mennoniti (sì, quei tipi che vanno in giro sui calesse trainati da cavalli e che sono responsabili di gran parte della produzione agricola di questo paese), le mogli con i loro normali vestiti dal gusto opinabile mentre gli uomini in pantaloni e camicie con le maniche arrotolate. Sembravano rilassati, niente salopette e neppure il solito cappelo in testa... evidentemente, anche loro vanno in vacanza, ogni tanto (giustamente, aggiungerei, perché credo che si spacchino la schiena molto più di altri che vedo vagare su questo isolotto).

Già, isolotto: Cayo Caulker (pronunciato Chicolcher, giusto per rendere le cose semplici al turista che chiede informazioni) è uno dei tanti isolotti, più o meno grandi, che guardano da una certa distanza la costa del Belize. A quanto pare, è anche il più economico, di quelli accessibili ai turisti, tanto è vero che trabocca di visitatori anche ora che non è altissima stagione; visitatori di ogni età e provenienza, anche se la fascia giovanile e pensionata sembrano avere la prevalenza; intorno, tutto un contorno di personaggi locali più o meno rasta, che sembrano campare solo vendendo souvenir, cibo (in ristoranti o in baracchini lungo il mare) o escursioni in barca per vedere la barriera corallina (la stessa che viene giù dal Messico) con maschera, boccaglio e, se proprio si vuole, anche autorespiratore.
Anzi, più che isolotto sono due, dato che alcuni decenni fa è passato di qua un uragano che ha letteralmente diviso in due l'isola, creando il cosiddetto "split", una sorta di Canale di Panama naturale ben gradito dai barcaioli e dai pesci. Dati i risultati, non dev'essere stato gradevole trovarsi nei paraggi quando quella cosa si è abbattuta su questi lidi, e i resti di un vecchio molo in cemento armato sembrano confermarlo mentre giacciono, inclinati, nell'acqua.

Io sono arrivato tre giorni fa, con un bus da Orange Walk - dove ero ritornato con un passaggio a notte fonda e poi aspettando, di nuovo all'officina mennonita, che si svegliassero i due tipi del bus per ricondurre i giovani a scuola e me al terminal delle corriere - e poi un tre quarti d'ora di barca a motore dal porto. Assieme a me, tra gli altri, una coppia di tedeschi, con cui ho subito legato e con cui ho dapprima raggiunto in sicurezza l'imbarcadero (pare che Belize City, la vecchia capitale, non sia il posto più sicuro dove vagare da soli per stradine secondarie, quindi tre europei son meglio che uno) e poi svolto varie attività a Cayo Caulker, tempo permettendo: dal giovedì notte al venerdì pomeriggio a continuato, più o meno ininterrottamente, a piovere, tanto che al mattino ho dovuto cambiare di palafitta perché la prima faceva acqua dal tetto (e ovviamente la goccia cadeva giusto sul cuscino che mi ero messo in testa per ripararmi e, anche, per non sentire il rumore esterno del diluvio).

Non che ci siano poi tante "attività" da svolgere, in realtà: spiaggia, nuoto, snorkelling dalla riva, scelta di un ristorante dove mangiare - a chi piace, l'aragosta o lo snapper, che qua cucinano alla griglia dopo che li avete scelti -, struscio lungo la stradina principale cercando di evitare di farsi investire da una delle decine di macchinine da golf che si aggirano troppo silenziosamente per i miei gusti, concerto o altro spettacolo (stasera, per esempio, ci sarebbe stato "agita il tuo sedere", concorso di bellezza per aspiranti ballerine, ma ho deciso di saltarlo, più ch'altro perché le prime selezioni cominceranno a mezzanotte e mezza ed io domattina vorrei non perdere la barca). Posto rilassevole e rilassante, quindi, ma direi che è un posto da visitare almeno in due, se non di più, o il rischio di annoiarsi sale proporzionalmente al tempo della permanenza; ecco quindi che ho apprezzato il diversivo di oggi, con un'escursione in barca per andare a fare snorkelling in tre punti differenti, compreso il vicino parco marino Hol Chan e un posto dove squali nutrice e razze si affollano intorno alle imbarcazioni ed ai nuotatori sperando di ricevere in dono qualche pescetto (sono entrambe innocue, come specie... lo dico per tranquillizzare voi, io non avevo dubbi al riguardo); a parte questi prezzolati, che comunque hanno sempre il loro fascino - ed i loro denti -, ho visto anche altre cose interessanti: alcuni gamberetti trasparentemente colorati di guardia alla loro anemone preferita, qualche pesce coccodrillo che faceva il timido, un sacco ed una sporta di conchiglioni chiocciolosi con e senza inquilino, anche un paio di tartarughe che cercavano di sfuggire agli umani pinnati... 90 sacchi (circa 36 euri) sono una bella spesuccia per cinque ore di giro, ma da queste parti non fai praticamente niente per meno (sigh! comincio a rimpiangere l'Egitto, ma anche la più vicina Isla Mujeres... Wayne continua a scrivermi che lui e Bob sperano davvero che torni prima o poi, ché se la sono davvero passata bene in mia presenza... che ci volete fare, sono simpatico!..)


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inserito il 05/02/2012
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