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Papé Satàn, papé Satàn Aleppo

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Svegliarsi alle 6 meno 20 per prendere un treno non è esattamente una delle cose che preferisco fare, in vacanza. Però, per una volta si può lacerare la regola e farlo, no?! Il biglietto di seconda classe costa solo 50 SYP, ed il treno parte puntuale; durante il tragitto, dopo una sosta non so se prevista o meno in una stazioncina sperduta tra i monti, effettivamente si può godere di bei panorami, che vanno dai boschetti su erte colline fino ai campi coltivati con alcuni alberi già in fiore. Il ritardo in stazione, rispetto alle 4 ore previste, è di mezz'ora, ma presto, avvertito da una mia telefonata, arriva Anas, un ragazzo proprio di Aleppo che io ho conosciuto in Italia grazie al solito CouchSurfing e che, inaspettatamente, è anch'egli in vacanza a casa per qualche giorno.

Si presenta con un gran macchinone, e subito mi porta nella casa/ufficio che utilizzano lui ed i suoi familiari qui in città. Non ho mai visto niente di così grande e lussuoso, in questo paese, e glielo dico; lui si schernisce, anche se è evidente che apprezza il complimento. E non sarà l'ultimo, di complimenti, che si becca: ha deciso di dedicarmi due giornate (quasi) intere, delle tre che resterò qui, per farmi conoscere la sua città... non posso chiedere di meglio, davvero...

Depositato il bagaglio, raggiungiamo subito il centro, e attraversando una parte dei corridoi coperti del suk arriviamo in cima alla collinetta sovrastata da un'imponente cittadella fortificata. Qui Anas sfoggia la sua prima carta a sorpresa: scambia due parole con il responsabile capo della struttura, e questi - che è abituato a portare in giro il presidente Al Assad o re Juan Carlos di Spagna ed altri personaggini di tal calibro, ma che non disdegna di incassare una mancia anche da più umili mortali - ci fa da guida, informata e precisa. Un pò rapida, se vogliamo, nel senso che in un'ora giriamo tutto, e noi due fatichiamo un poco a scattare delle foto mentre gli stiamo dietro, ma sicuramente senza pecche (mmm, una in realtà ce l'ha: cerca di convincermi che tutte le cose fatte dai romani in realtà i siriani le avevano inventate secoli prima... ammesso che sia vero, non è che mi importi poi così tanto, e ripeterlo in continuazione è alquanto scortese). Sparito l'uomo, noi ci attardiamo dentro ancora un po', il mio amico approfitta della mia presenza per fare anche lui un pò il turista, e la cosa è assai divertente. Torniamo poi a vagare per i vari settori (khan) del suk, cercando di non perderci nel labirinto di bottegucce che, a differenza di città come Cairo e Damasco, sono più orientate ad una clientela locale, piuttosto che ai turisti. Visitiamo pure il negozio di due cs locali, amici di Anas, dove incontriamo altri stranieri ed aleppini, con cui facciamo conoscenza.

La cena la godiamo in un ristorante famoso per la cucina locale (famosa a sua volta per essere la migliore del paese): la tavola si ricopre di antipasti di tutti i tipi e di carni alla griglia accompagnate da contorni deliziosi. Anas è stato largo, nell'ordinare, e dopo un bel pò che mastichiamo si arrende, ed io lo seguo presto a ruota: anche se davvero mi spiace lasciare cose da mangiare intoccate, non ce la faccio a finire tutto. Cotti per il lungo camminare ed il desinare, torniamo a casa, parliamo un pò e poi io vado a letto (lui, invece, con un qualche tipo d'insonnia che lo tormenta da un po', si coricherà solo a tarda notte, e sul divano... buffo: io sono il couchsurfer, in questo caso, ed è lui quello che dorme sul sofà...

Al mattino, all'alba delle 10, mi decido a svegliarlo, anche perché siamo d'accordo con un suo amico di andare a zonzo per la città. L'autista della ditta (!) ci scarica nei pressi del centro, e sempre per i soliti labirinti raggiungiamo un vecchio ospedale per malati di mentre, trasformato in museo; il posto è in via di restauro, ma un pò di parlantina sciolta ci permette di entrare a visitarlo, ed è un bel divertimento mettersi in pose bislacche vicino ai manichini che vengono normalmente usati per raccontarne la storia. Poi ci addentriamo in una fabbrica di sapone, proprio di fronte, dove ci spiegano come viene creato uno dei prodotti più famosi della città, con grandi dosi di olio di alloro. Poi via per altri labirinti, e solo verso le 14 arriviamo ad un altro ristorante famoso, ricavato all'interno di un vecchio edificio restaurato sapientemente. Ormai ho capito l'antifona, ed i due ordinano così tanto che i camerieri, di una puntualità impeccabile, faticano a fare posto sulla tavola... e, come al solito, avanza cibo, anche se cerchiamo di fare in modo che non accada (tornato a casa mi sono pesato, ed ho scoperto che dall'inizio del viaggio ho perso 7 kg... niente male, no? Ora sì che sono un bel figurino...). L'amico parte, noi continuiamo a vagare, anche se ormai abbiamo smesso di scattare foto e discorriamo di un sacco di argomenti, ma soprattutto della situazione politico-amministrativa interna ed internazionale; e qui scopro che Anas, pur vivendo in Italia da un bel po', su alcuni aspetti la vede in modo abbastanza differente da me, e la cosa mi fa piacere, perché ci da modo di discutere anche animatamente sviscerando i differenti punti di vista. Saltiamo la cena a pie' pari, essendo ancora "sgionfi" dal pasto precedente, e purtroppo saltiamo la prevista visita all'hammam, perché l'amico di Anas non sta bene e lo stesso Anas (avendo dormito solo cinque ore, la notte precedente) è stanco morto; ci limitiamo ad un pò di attività su internet, io che cerco di capire come farò giovedì a coprire l'itinerario azzardato che mi sono prefisso e lui che arricchisce di nuove corbellerie il mondo parallelo di Facebook (si capisce tanto che sono ostile a quel sistema?).

Per l'ultimo giorno, mentre il mio ospite se la dorme di gusto, io scendo in centro per prendere un minibus e la basilica di San Simeone "lo stilita"; e lo farei pure in tempi brevi, se una sciagurata dell'ufficio informazioni non mi mandasse inutilmente dall'altra parte della città dicendo che "hanno spostato di recente tutte le partenze nella nuova stazione (ovviamente, nella nuova stazione non ne sanno nulla, quindi mi tocca tornare indietro). San Simeone era un brav'uomo, ma gli stava abbastanza sulle balle la presenza di seguaci e pellegrini, specie quando voleva meditare e pregare; per cui, per tenerli alla lontana, soleva ritirarsi in cima ad una colonna, che col passare degli anni venne sostituita da altre sempre più alte per permettergli di isolarsi sempre di più. Morto il santo, la basilica che gli fu dedicata è caduta un pò in rovina, ma è ancora visitabile e i giochi di arcate delle navata principale e del transetto sono davvero fotogenici. Ritornato ad Aleppo, mi sono aggirato da solo per il suk, mentre Anas era dal parrucchiere a farsi stirare i capelli (!!! ci sarebbe da parlare molto della cosa, ma dato che stasera doveva vedere la sua famiglia prima di ripartire alla volta dell'Italia sorvoliamo...).

Uscito dal suk, mi è capitato qualcosa di speciale: ho incontrato un povero. Lo so, ce n'è dappertutto, ed anche in Siria, ma questa persona mi ha colpito particolarmente. Seduto sul marciapiede, il capo chino, i vestiti dignitosamente laceri ed un brutto ematoma in testa, non chiedeva l'elemosina, ma vendeva la possibilità di pesarsi su una vecchia bilancia che aveva davanti a sé. L'ho osservato per un paio di minuti, ma nessuno si fermava, evidentemente il proprio peso non è una merce così in voga al giorno d'oggi. Mi sono frugato in tasca, ho cercato le monete più grosse che ahe vevo, mi sono avvicinato e gliele ho messe in mano, non potendogli dire altro che "salam". Mi ha risposto a bassa voce con una frase lunga, in cui la parola "pace" è l'unica che ho potuto riconoscere, e non sono proprio convinto di aver fatto io un favore a lui...

Ora sono a casa di Anas, lui è andato a cena dai suoi, avendo una sola chiave mi ha chiesto la cortesia di non uscire (perché non potrei rientrare, non per altro). Tornerà chissà a che ora, ed io domattina voglio partire presto, perché devo riuscire ad acchiappare un pò di autobus e le coincidenze sono rare come le fusioni nucleari... (povero Giappone! 3 disastri uno dietro l'altro, e non hanno neppure Bertolaso ad occuparsi della protezione civile...)


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inserito il 16/03/2011
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