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Capodanno con lei, con contorno di squali

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L’avevo pur detto, che erano solo 4 giorni, in Costa Rica: la capitale, San José, e poi la zona di Monteverde, dove c’è un’enorme concentrazione di riserve e parchi naturali. Poco tempo per scriverne molto, ma dato che ci ripasserò nelle prossime settimane, ci saranno altre occasioni.

Ora, è già Nicaragua, paese che prende il nome da Nicarao, capo indigeno al tempo della conquista spagnola, e che a sua volta lo cede al lago omonimo, il più grande del Centro America anche se solo il 19° al mondo, e un pelino più piccolo del lago Titicaca, giù in Sud America.

Piccolo, ma particolare, per almeno due motivi: contiene la più grande isola vulcanica d’acqua dolce (sì, lo so, è una definizione un po’ lunga per un record, è un po’ come dire "il più grande albero di bonsai rimasto vivo per meno di 2 settimane nel deserto dei Tartari", ma così viene...), Ometepe, e degli squali. Già, squali: a quanto pare, gli squali toro sono in grado di saltare su per le rapide, un po’ come i salmoni (solo leggermente più grandi), e sono entrati nel lago dal mar dei Caraibi, attraverso il fiume San Juan, adattandosi poi alla vita in acqua dolce. Ora, so già cosa state pensando, perché anch’io ho fatto lo stesso pensiero: ma non ci avevano sempre detto che le acque dei laghi sono sicure, e ci si può nuotare senza essere mangiati? Mannaggia, adesso non potrò più guardare al lago di Garda, mia origine, nello stesso modo... A onor del vero, bisogna dire che lo squalo toro è noto per la sua indole pacifica, ed è inoltre lungo meno di un metro, quindi direi che non rappresenta un pericolo immediato, però uno il pensierino ce lo fa comunque...

Torniamo ad Ometepe, ora. Il nome deriva dalle parole Nahuatl (la lingua indigena) ome (due) e tepetl (montagna), e quando vedete l’isola dal ponte superiore del traghetto che attraversa il lago capite il perché: si tratta in pratica di due vulcani, Concepción e Maderas, e dell’istmo che li congiunge. In passato hanno eruttato a sufficienza per creare uno spazio intorno ai loro versanti, spazio che la Natura prima e l’uomo poi hanno deciso di colonizzare. Ora ci sono un sacco di palme, svariati uccelli e qualche villaggio. Ed alcuni hotel e ostelli, dato che l’isola è diventata, eruzioni periodiche del vulcano più grosso permettendo, una meta per i nicaraguensi di buona famiglia, per quelli che la famiglia ce l’hanno sull’isola medesima e quindi non hanno bisogno di affittare una stanza, e per i turisti come noi.

Due giorni affacciati su una spiaggia battuta dalle onde, indecisi se oziare sotto una palma (attività sempre e comunque pericolosa, dato il peso delle noci di cocco) o passeggiare a passo tartarugoso lungo la spiaggia, osservando le mucche portate ad abbeverarsi da giovani mandriani e le famiglie locali installarsi per il proprio banchetto di fine anno: questo è stato il programma per salutare il 2013 del gruppo Alcion AP310. Il tutto, ovviamente, accompagnato da un banchetto con musiche e danze sfrenate la vigilia di Capodanno.

Ben altre musiche e danze, come direbbe il buon Ligabue, per me, dato che la mia bella donna misteriosa, per una fortunata serie di coincidenze (magari aiutate un pò da noi, ma non stiamo a cercare il pelo nell'uovo di Barbabarba), si trovava a passare dal Nicaragua giusto in questi giorni, e con un paio di transfer ben assestati è riuscita a raggiungermi sull’isola. Abbiamo affittato una stanza in un’altra pensioncina, per la gioia del mio collega Max che così ha avuto la stanza tutta per sé questa volta, e io appena possibile mi sono defilato, riuscendo incredibilmente a mantenere la nostra privacy per 48 ore (considerando la vicinanza di 15 persone che mi conoscevano, e soprattutto la loro curiosità, è stato un vero miracolo). Per noi, si sarà capito, niente banchetto e niente orchestra ufficiali, per quanto la musica arrivasse anche alla nostra alcova: una più tranquilla cena in un locale semideserto (menu a prova di indecisi: piatto di pesce, piatto di manzo o piatto di pollo, nient’altro!), seguita da una tranquilla serata in spiaggia a godere del cielo stellato e dello sciabordio delle onde, e poi a farsi gli auguri in maniera più privata...

E lo svegliarsi al mattino per una volta senza fretta, salutando i due pappagalli nel giardino dell’hotel mentre si fa colazione, e poi cazzeggiare per tutto il giorno tra spiaggia e laguna, sono stati davvero un ottimo modo di salutare l’anno nuovo :)

Poi, lentamente, tutto è tornato alla normalità, e noi (lei inclusa: ho corrotto Max per un passaggio sui nostri mezzi) siamo partiti per Granada, per un ultimo giorno assieme al gruppo, prima di volare a Panama e cominciare il mio, di tour...


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inserito il 03/01/2014
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